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Autore: Thomas Schmid Mentre sui giornali, nei talk shows televisivi e nelle stanze dei politici c'è ancora chi mette in dubbio che il clima del pianeta stia cambiando, il mondo degli scienziati è ormai concorde: il riscaldamento dell'atmosfera è più rapido del previsto, e c'è certezza sul fatto che sia causato dall'uomo. I catastrofismi spesso non piacciono, ma i cambiamenti del clima stanno avvenendo ora, non dopodomani! Siccità, tempeste, inondazioni, uragani. Ghiacciai alpini e calotte polari che si stanno sciogliendo. Oceani e laghi che diventano acidi. Biologi e glaciologi, meteorologi e oceanologi stanno accumulando e diffondendo le prove di questi cambiamenti avvenuti in modo crescente negli ultimi 50 anni: aumento delle temperature, eventi meteorologici estremi, innalzamento dei livelli di anidride carbonica e di altri gas serra, il livello degli oceani. Gli storici del futuro, guardando indietro da un mondo molto più caldo e inospitale, saranno stupefatti di come un'intera generazione potesse andare come sonnambuli verso il disastro, distruggendo condizioni di vita che avevano permesso alla civiltà umana di prosperare per 11.000 anni. La discussione nel mondo scientifico non riguarda più il "se", ma il "quando". Quanto tempo ci rimane prima di arrivare al punto di non ritorno? Gli ottimisti dicono da 20 a 40 anni, altri avvertono che se non invertiamo rotta nei prossimi 10 o 15 anni, gli eventi potrebbero precipitare. E’ arduo fare previsioni perché nessuno aveva previsto un innalzamento così repentino delle temperature terrestri. Nessuno aveva previsto in Italia un inverno senza gelo e neve come quello appena passato. La temperatura terrestre è aumentata di quasi un grado, nelle regioni polari anche di 2 o 3 gradi a causa del maggiore assorbimento del calore solare sul terreno scoperto o sull'acqua rispetto al manto nevoso o ghiacciato. Non illudiamoci: un grado è moltissimo. Le glaciazioni della terra che avvenivano gradualmente in periodi che duravano anche 5.000 anni erano dovute a variazioni di appena 5 o 6 gradi e hanno sconvolto totalmente le condizioni di vita sul nostro pianeta. Si ritiene che una variazione globale di oltre 2 gradi creerebbe tali squilibri che la sopravvivenza dei 6 miliardi di esseri umani sarebbe seriamente in pericolo. Il problema è che l’anidride carbonica ha un effetto accumulo nell'atmosfera che dura decenni, se non secoli: i gas emessi oggi causeranno l'effetto serra per lungo tempo, anche se dovessimo smettere istantaneamente a produrne. E invece ne produciamo sempre di più e sempre più rapidamente. Molti scettici affermano che si tratta di variazioni naturali del sistema solare, non dovute all'azione umana. Le statistiche forniscono invece la prova che le variazioni che vediamo oggi vanno ben oltre le fluttuazioni naturali storiche. Sappiamo come funziona l'effetto serra: i gas prodotti dalla combustione di petrolio, carbone e metano si accumulano nell'atmosfera, creando uno strato che cattura il calore solare riflesso dalla terra. Dallo studio di campioni di ghiaccio si è saputo che la concentrazione di anidride carbonica sul nostro pianeta ha sempre fluttuato negli ultimi 1.000 anni tra 275 e 285 ppm (parti per milione). Oggi stiamo superando la soglia dei 370 ppm, in aumento anno dopo anno. Gli aerei immettono gas serra direttamente là dove causano i maggiori danni, nell'atmosfera. Viviamo oggi sotto una campana d'aria di una composizione tale come nessun essere vivente aveva mai respirato in precedenza. Guardando il pianeta terra in una foto scattata dalla luna, ci si rende conto di come questo globo sia piccolo e compatto, protetto da un'atmosfera sottile come una pellicola. Il nostro pianeta può ospitare vita, ma non è per niente scontato che la vita ci sia e che ci sarà per sempre. Dipende da condizioni ed equilibri fragili, che non si devono compromettere. Perché i popoli non si mobilitano, perché il mondo politico ed economico fa finta di niente? Fondamentalmente per un’incrollabile fiducia nella capacità del progresso tecnologico di risolvere l'emergenza. Il minaccioso buco dell'ozono si è richiuso grazie al bando delle sostanze industriali che lo causavano. E così anche oggi si pensa di risolvere i cambiamenti climatici grazie a ingegnose soluzioni tecnologiche: sequestrare l’anidride carbonica immagazzinandola sotto terra, fertilizzare gli oceani per produrre alghe come cibo, tornare all'energia nucleare, produrre biomassa come carburante. Sono tutte scorciatoie pericolose e ingannevoli che ci illudono di poter continuare il nostro stile di vita all'infinito, ignorando i limiti fisici del pianeta. Le conseguenze sociali dei cambiamenti climatici si faranno sentire nei paesi poveri per primi. Le popolazioni dell'Africa e delle baraccopoli asiatiche e sudamericane subiranno la lotta disperata per acqua, cibo e un luogo sicuro in cui vivere prima dell'Occidente opulento. Dalle guerre per il petrolio di oggi potremmo passare alle guerre per l'acqua, per terra abitabile, per altre risorse diventate scarse. L'essere umano ha grandi facoltà che lo distinguono dagli animali: l'intenzionalità, la coscienza della propria esistenza e quindi la capacità di progettare un futuro e di immaginare cose che ancora non esistono, ma oggi non le sta applicando. Molte sono le cose che si possono fare per invertire la rotta, sia a livello personale che nel campo politico e sociale (nel riquadro qualche proposta), ma per avere qualche effetto le misure dovranno essere ampiamente condivise e modificare profondamente il sistema economico. Senza maggiore equità non si esce dalla crisi ambientale, perché al posto della competizione feroce dovrà diffondersi uno spirito di cooperazione tra tutti i popoli. Cosa fare?
Alcune proposte nel campo personale:
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Come sonnambuli verso la distruzione del pianeta
Inserito da admin il Ven, 01/06/2007 - 10:18»
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