Quando emigrare non è una scelta

Autore:
Angela De Nicola
Bang The Coung, vietnamita emigrato in Italia nel 1979

 
Ne parliamo con un immigrato vietnamita che molti anni fa ha ricevuto asilo politico nel nostro paese.
 
Bang The Cuong, con la sua famiglia, arriva in Italia dal Vietnam nel 1979 come rifugiato politico. La sua storia è singolare: il Comune che lo ha accolto ha organizzato, per il suo arrivo, una festa che ha coinvolto tutto il paese. E’ stato ospitato nella casa di una signora molto gentile per circa un anno, nell’attesa che la municipalità gli assegnasse un alloggio e trovasse ai genitori un lavoro. I cittadini si sono impegnati ad aiutarlo visto che, con la famiglia, è arrivato nel nostro paese solo con gli indumenti che indossava.
 
Nonostante sia qui da molti anni ancora oggi è costretto ad affrontare le numerose problematiche legate all’iter burocratico per il rinnovo del permesso di soggiorno. Se si possono considerare poco rilevanti le code interminabili davanti a strutture troppo piccole e disorganizzate e i disagi legati alle temperature rigide dell’inverno, non si può fare lo stesso con il problema di poter viaggiare in altri paesi. Anche per Cuong è stato impossibile visitare l’Egitto in quanto, non essendo ancora cittadino europeo, gli è stato negato il visto.
 
L’Italia, soprattutto per la sua posizione geografica, è un ponte naturale nel Mediterraneo verso l’Africa, i Balcani e l’Oriente. Negli ultimi anni è diventata una meta finale oltre che luogo di transito per i profughi, con un rilevante aumento delle domande di riconoscimento dello status di rifugiato.
 
La legislazione che regola la materia nel nostro paese è innanzitutto l’articolo 10 della Costituzione. Questa prevede che lo straniero, al quale venga impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica. La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951 invece prevede che è considerato rifugiato chi nel proprio paese è perseguitato per motivi politici, religiosi, etnici, di razza, o ha comunque ragionevole motivi per temere della propria vita o di subire violazioni dei diritti umani. Inoltre esistono l’articolo 1 della legge n.39 del 1990 (Legge Martelli), l’articolo 20 della Legge 286 (Legge Turco-Napolitano) e la Convenzione europea di Dublino del 15 giugno 1990.
 
La decisione delle autorità italiane di procedere ai rimpatri lascia dubbi e perplessità sulla trasparenza e la regolarità di tale procedure, in quanto è il diritto di ogni persona a chiedere asilo ad essere compromesso. E’ impossibile in breve tempo stabilire, in base alla nazionalità, se una persona abbia o no diritto all’asilo. Tale diritto non ha alcun criterio geografico in quanto in ogni paese possono essere violati i diritti umani.
 
Anche chi ha avuto la fortuna di fare domanda di asilo non ha comunque vita facile. La cronaca recente ci ricorda i circa 200 extracomunitari sudanesi che, avendo fatto domanda di asilo, hanno ottenuto dalla questura un permesso di soggiorno temporaneo senza avere però ricevuto una sistemazione dignitosa. Difatti per circa un mese e mezzo, per protesta, hanno occupato uno stabile in una zona centrale di Milano da cui sono stati successivamente allontanati.
 
Ci sono molte persone che non ottengono lo status. In questo caso come alternativa c’è il ricorso al tribunale o il rimpatrio, ma forse non tutti hanno la disponibilità economica per farlo.
 
Le persone che purtroppo non hanno altra scelta che non quella di tornare nel proprio paese, nella maggior parte dei casi non fanno altro che aumentare gli irregolari. In fondo non si può certo pensare che le persone tornino in quei posti di guerre e violenze da cui sono scappate! Tutto questo è stato riassunto molto bene con una frase semplice di Cuong: “il mondo è grande e c’è posto per tutti...