
Pensa e ripensa, ho deciso, vacanze di Natale in Mali. È un viaggio da tempo programmato nella mia mente, sapevo che prima o poi ci sarei andata. E così ho deciso di partire in dicembre, con un viaggio di turismo responsabile organizzato da UnAltroMondo onlus, l’associazione del Movimento Umanista di cui faccio parte. La voglia di vedere in loco la realizzazione dei progetti per cui da qualche anno collaboro da Sesto S. Giovanni e il desiderio di toccare con mano la realtà di questo Paese, mi hanno spinto ad intraprendere questo viaggio, a fare questo “tuffo” in un mondo diverso dal mio, a passare un Natale lontano dalla famiglia, al caldo dell’Africa sub sahariana.
E’ stata un’esperienza indubbiamente interessante, una traversata dalla capitale Bamako, a sud del Mali, fino alla mitica Timbuctu, a nord, alle porte del Sahara, nel XV secolo fiorente centro di commerci. Insieme ad altri 12 turisti e al simpatico Souleyman, la nostra guida maliana, ho attraversato questo Paese in jeep, percorrendo anche un tratto in barca, precisamente una pinasse a motore che ci ha portato da Mopti a Timbuctu, navigando sul fiume Niger. Ogni notte un albergo diverso, tanti chilometri in macchina, 2 giorni di barca, 3 notti in tenda, insomma, una bella avventura.
Un Paese povero il Mali, non poi tanto lontano in fatto di distanza dall’Italia, ma dal quale ci separano anni luce per stile di vita, condizioni socio-economiche ed igienico-sanitarie. Un Paese in cui l’uomo bianco è visto come un nababbo a cui tutti, donne, bambini, commercianti, cercano di vendere di tutto e chiedere oggetti simbolo del consumismo e della civiltà Europea. Le strutture turistiche sono poche e modeste, molto lontano dal nostro standard, le case dei villaggi e delle piccole città fatte di mattoni di fango e paglia, fogne a cielo aperto, negozietti fatiscenti, strade di sabbia.
L’unica grande città, Bamako, la capitale, è un “mix” di progresso e arretratezza, dove le automobili e i telefonini hanno fatto il loro ingresso, ma dove si muore ancora di malaria, diarrea, meningite perché i costi di medicine e ospedalizzazione sono inaccessibili ai più e perché le credenze popolari inducono spesso a rivolgersi allo stregone piuttosto che al medico.
Ho visto una bambina con una ferita alla gamba che rischiava l’amputazione e nel peggiore dei casi la morte, solo perché non è stata inizialmente disinfettata. È raccapricciante sapere che non è un caso isolato e che la gente locale accetta con rassegnazione queste morti premature, come del resto i decessi a causa di complicazione del parto.
In questo viaggio non poteva mancare una visita ad alcuni dei Progetti che UnAltroMondo onlus ha realizzato. A Bamako infatti ho visitato la prima scuola Umanista i cui responsabili e insegnanti sono i membri locali della nostra struttura. Si tratta di una scuola elementare in cui sono state attivate le prime 3 classi e di un asilo. Il gruppo di turisti di cui facevo parte è stato accolto dal direttore e dagli insegnanti e da tutti i bambini che frequentano la struttura che ci hanno intrattenuti con una recita. È stato bellissimo ed emozionante. Per quanto riguarda il microcredito, abbiamo visto all’opera un gruppo di donne dedite alla fabbricazione del sapone che, grazie al prestito della nostra Associazione, possono integrare il loro esiguo reddito. Infine una visita ad alcune famiglie di un villaggio che rientrano nel nostro progetto “Stop malaria”, a cui sono state donate le zanzariere per proteggere bambini e donne incinte, i più vulnerabili, dalla malaria.
Poter toccare con mano quanto da noi realizzato mi ha riempito di gioia e soddisfazione, sono tornata a casa con una carica maggiore che sicuramente mi aiuterà nel mio lavoro nell’ambito dell’Associazione. Certo, mi rendo conto che quanto facciamo è una goccia nel mare, ma io questa goccia voglio contribuire a mettercela.
|