Said-Emin Ibragimov, il coraggio di un uomo solo!

Autore:
Redigolo Claudia

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” – Articolo 1 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – Parigi, 10 Dicembre 1948.
Nel 2008 ricorrono i 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo. Nel 2007 un ex ministro, avvocato per i diritti umani in Cecenia, Presidente di un’Associazione Internazionale per la difesa dei diritti dell’uomo proclama il suo settimo sciopero della fame per ottenere una risposta alla sua eterna domanda: la guerra in Cecenia ha delle giustificazioni da un punto di vista giuridico?
Said-Emin Ibragimov ha deciso nuovamente di utilizzare un antico mezzo di protesta per richiamare l’attenzione dei più importanti organismi internazionali sulla questione cecena. La sua richiesta è semplice e chiara: la guerra in Cecenia deve essere analizzata dal punto di vista delle norme del diritto internazionale da chi ha la facoltà di farlo, ovvero l’ONU, l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa, organismi fondati per garantire la pace e la sicurezza nel mondo.
Ma cosa può portare un uomo colto e ormai fisicamente lontano dalla Cecenia (attualmente vive in Belgio) a digiunare per 185 giorni in totale dal 1995 al 2006? Probabilmente il fatto che qualsiasi altra iniziativa di pace da lui intrapresa – conferenze, incontri con politici famosi, marce per la pace per un’estensione di più di 4.000 km, etc. - sia rimasta senza risposta. O il fatto che nessuno dei suoi scioperi della fame abbia ricevuto una risposta diversa da qualche lettera di sostegno di qualche politico europeo. Certamente ha contribuito la totale indifferenza dei mass media e degli organismi interessati alla sua semplice richiesta a cui è così difficile dare una risposta. D’altra parte perché non credere alle dichiarazioni della Federazione Russa che assicura che la situazione si sta “normalizzando” e che la questione cecena non è affar nostro. Cosa avrebbe da guadagnarci il nostro fidato alleato? Per esempio la possibilità di continuare a sterminare una popolazione senza alcun monito da parte del resto del mondo (se non vogliamo considerare tali le deboli Risoluzioni e Raccomandazioni emesse dalla Comunità Europea e dagli USA che sono totalmente ignorate dal presidente russo).
Ad aggravare la già di per sé difficile situazione ci pensa l’opinione pubblica internazionale, totalmente indifferente al problema, anche perché non ne conosce l’esistenza. Infatti, quante mattine aprendo i nostri quotidiani troviamo un articolo sulla Cecenia? Eppure i rapimenti di persone e il loro assassinio, le torture, le esecuzioni extragiudiziarie, le costrizioni alla fuga dalla Repubblica Cecena di una parte della popolazione e la totale costrizione al tradimento delle persone rimaste in patria continuano senza che nessuno ne parli o forse proprio perché nessuno ne parla.
"In questo mondo non si può difendere la propria libertà che difendendo la libertà di un altro"
Clarence Darrow