Ospedale di Sesto: quale futuro?

Autore:
P.Esposito/L.Brivio
Ospedale di Sesto San Giovanni

Con la nascita nel 2009 della provincia di Monza-Brianza e il conseguente distacco del nostro ospedale dall'ASL di Vimercate, si riprende a discutere della sua sorte, così come di quella del vicino ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Se si lasciasse che fosse la regione a deciderne, la prospettiva sarebbe forse quella dei rispettivi passaggi sotto le ASL di Melegnano e di Legnano, comuni molto distanti, con i noti svantaggi che ciò comporterebbe, o quella del capoluogo, il che pure presenterebbe degli inconvenienti. I sindaci dei comuni interessati hanno già fatto una petizione per la creazione di una ASL del Nord Milano, prevista da tempo anche nei piani della provincia, ma la regione non sembra affatto intenzionata ad accoglierla.
 
Due tipi di obiezioni incontrate fanno riferimento al fatto che i comuni del Nord Milano che vorrebbero costituire la nuova ASL (tra cui Sesto S.G. e Cinisello Balsamo) hanno tutti amministrazioni di centro-sinistra e al fatto che la creazione di una nuova ASL comporterebbe nuovi costi della politica. Ma il problema più concreto è che i due ospedali di Sesto e Cinisello Balsamo non sono considerati sufficienti per la costituzione di una ASL.
 
Dalla Commissione Sanità della Regione Lombardia è arrivata la proposta di unire sotto un'unica azienda ospedaliera gli ospedali di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo con il C.T.O., il Buzzi e ventidue poliambulatori, tutti sul territorio di Milano. I sindaci pongono quattro condizioni: che gli ospedali siano e rimangano tutti pubblici, che la direzione si localizzi a Sesto San Giovanni e/o Cinisello Balsamo, che sia prima posto rimedio ai gravi problemi finanziari dei poliambulatori e li si riorganizzi, e che la nuova azienda ospedaliera non faccia rientrare i comuni sotto la ASL di Milano. Chiedono quindi la contemporanea costituzione di una ASL del Nord Milano.
 
Il Nord Milano sta diventando una zona dominata dalla presenza di strutture private e la situazione penalizza sempre più coloro che, come ad esempio molti anziani, non se le possono permettere. Il direttore generale dell'ospedale cittadino fa chiudere reparti senza addurre validi motivi; in un reparto manca la telemetria, non perché manchi il macchinario, ma perché un infermiere è stato sostituito con un OSS; l'unità coronarica è monca, perché manca l'emodinamica; l'importante reparto di medicina del lavoro è destinato a chiudere, mentre il relativo laboratorio di tossicologia industriale è stato spostato a Desio; ad ostetricia e ginecologia si è assunto personale nuovo senza prevedere un addestramento. Nel frattempo si spreca denaro utilizzando molti infermieri di cooperativa anziché infermieri strutturati.
 
Ma l'ospedale è ancora pubblico? Soltanto nominalmente, si direbbe: si parla esplicitamente di soldi profusi soltanto per l'immagine, di una spaventosa carenza di personale infermieristico, di tempi delle visite accorciati di molto, ma anche di concorsi truccati, di carriera che si fa con le tessere, lo scambio di favori e il latrocinio, di mobbing, vessazioni, di un clima assai pesante in cui viene sempre meno la centralità del paziente.
 
A poche centinaia di metri dall'ospedale di Sesto abbiamo una realtà differente, la Multimedia, che era stata presentata ai tempi del suo accreditamento come un day hospital. Ora si sta ingrandendo, ha un importante reparto di neurochirurgia, sta sviluppando la medicina del lavoro. Ma è una sorta di grand hotel, dove non abbiamo il diritto di essere assistiti.
 
Nella regione Lombardia si stanno smantellano progressivamente strutture pubbliche a favore di quelle private, generando un grave deficit nonché maggiori spese per i singoli cittadini, ma indubbiamente facendo gli interessi di pochi. La Legge Regionale 31/97 ha prodotto un modello distorto, nel quale in nome di una pretesa «libertà di scelta» si favorisce l'ente privato, riservandogli in ultima analisi i servizi più remunerativi, e si manda l'ospedale pubblico incontro a un'aziendalizzazione che sembra destinata a demolire i fondamenti stessi del servizio rivolto al cittadino-paziente.
 
I comuni del Nord Milano hanno chiesto che sia costituito in tempi brevi un tavolo tecnico sull'argomento della ASL. Si stanno raccogliendo firme nei comuni del Nord Milano. Nel frattempo si richiede un consiglio comunale aperto e un percorso di partecipazione dei cittadini alle decisioni da prendere, ribadendo il diritto dei cittadini ad essere coinvolti e la necessità di avere strutture pubbliche pienamente funzionali e funzionanti.
 

La salute è un diritto per tutte le persone, non un bisogno consumistico da soddisfare.
Pertanto solo una struttura pubblica e ben gestita può garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro situazione economica, l’accesso alle cure sanitarie per tutti senza discriminazioni.
L’ospedale di Sesto San Giovanni DEVE rimanere una struttura pubblica e garantire servizi di buon livello per tutti.