Rinunciare alla violenza, dalle Ande uno storico messaggio di pace

Autore:
Tomás Hirsch
Tomas Hirsch incontra Evo Morales

Il 20 Marzo 2007, quattro anni sono già passati dall’invasione dell’Iraq. In questo malaugurato anniversario siamo scandalizzati dall’aumento, fuori controllo oggi, delle armi e della spesa militare nel mondo. Le nazioni potenti della terra sono state arroganti, vili e incapaci di guidare il destino dell’umanità verso la Pace e la Giustizia.
Per questo, in differenti punti del pianeta oggi, la gente comune si sta unendo per fare pressione, chiedere e obbligare quelli che governano quelle nazioni a cambiare il corso distruttivo che stanno imponendo agli eventi.
Hanno scatenato la più grande corsa agli armamenti della storia umana e il pericolo di una minaccia nucleare alle nostre specie non è mai stato maggiore. 30.000 testate nucleari sono distribuite sul pianeta, una difesa che spende più di 900 milioni di dollari, e queste cifre stanno crescendo rapidamente. Sebbene questa capacità nucleare sia diffusa e alla portata di qualsiasi gruppo estremista, non c’è la benché minima intenzione di fermarla. Le cose vanno male. Ci sono molti paesi nella regione che giustificano la loro violenza paranoica chiamandola “rinnovamento delle armi”, “scartare materiale obsoleto”, “Fiera Internazionale dell’Aria e dello Spazio”, per mascherare l’informazione e manipolare l’opinione pubblica e in questo modo nascondere la loro arroganza e complesso di inferiorità.

Ora più che mai, abbiamo bisogno di dialogo fra popoli e culture. Ora più che mai abbiamo bisogno di superare la povertà sociale. Abbiamo bisogno di coltivare la comprensione e la pace con i nostri vicini. Siamo in serio pericolo e i nostri governi latinoamericani e del mondo possono recuperare la loro dignità se condurranno azioni che ci guidano verso l’eliminazione definitiva delle armi nucleari e la riduzione delle armi convenzionali. Tutto il resto sono parole senza senso, bugie e vuote promesse di un futuro di progresso sociale che non arriverà mai.

Per questo dobbiamo assicurarci che i leader religiosi, sociali, politici, della scienza e degli affari ci ascoltino finché non otterremo:
• Il ritiro immediato delle truppe da quei paesi invasi dagli Stati Uniti o qualsiasi altro invasore, che sia la Cina, la Russia o Israele
• La chiusura delle basi militari USA nella regione latinoamericana.
• Disarmo nucleare totale come unica via d’uscita
• La progressiva e proporzionale riduzione della spesa militare in tutta la regione latinoamericana.
Dobbiamo anche fare qualcosa con noi stessi, perchè la denuncia non è abbastanza. Questa violenza che è stata sguinzagliata da tutte le parti continuerà a moltiplicarsi. Dobbiamo trasformare la nostra rabbia in riconciliazione, la paura in fiducia e l’indifferenza in azioni che contribuiscano alla crescita della vita.
Vorrei anche aggiungere che qualcosa di molto importante è accaduto all’umanità e i media non hanno fatto niente per darne diffusione o farne un modello da seguire per tutti. L’8 Marzo Evo Morales, il presidente della nostra sorella la Repubblica di Bolivia ha dichiarato al mondo durante la sua visita in Giappone la sua intenzione di includere nella Costituzione Boliviana la rinuncia alle armi come forma di risoluzione dei conflitti con i paesi confinanti. Questa proposta, che avrà imperativo costituzionale così che i governi non possano dichiarare guerra, è un gesto che apporta forza morale e dignità a Evo Morales e al popolo Boliviano. È un esempio che tutti i paesi del Sud America dovrebbero seguire, e in questo modo convertire la nostra regione in una riserva morale e di pace nel mondo.
Esortiamo quindi anche i nostri governi ad imitare questo gesto, che arriva da uno dei paesi più umili della terra, ma che oggi ci ha portato una lezione di grandezza storica.
Per maggiori informazioni visita il sito www.umanista.org