
Immaginatevi di abitare a pochi chilometri da una base militare dove sono custodite delle testate nucleari. Per i 17000 abitanti di Ghedi in Provincia di Brescia questo purtroppo è una realtà. Quando il sindaco del paese si è rivolto alle autorità per sapere se esiste almeno un piano di evacuazione della popolazione in caso d’emergenza, non ha ricevuto alcuna risposta. Vige il silenzio assoluto sulla presenza di questi micidiali ordigni all’interno del vicino aeroporto militare.
La base dell’aeronautica militare di Ghedi Torre è, insieme ad Aviano, uno dei due siti italiani dove vengono tenute 40 bombe atomiche, e questo sito si trova a soli 80 chilometri da Milano.
Per molti anni la totale segretezza che circonda queste installazioni militari ha reso difficile l’accesso ad informazioni che diano per certa la presenza degli ordigni, ma le notizie prima o poi vengono fuori. Inizialmente si pensava che ci fossero solo 6 testate atomiche a Ghedi, ma un recente rapporto di Hans Kristensen, analista militare americano, rivela che ce ne sono ben 40, custodite in 11 caverne sotterranee a poca distanza dalle piste dell’aeroporto. Tra le bombe presenti a Ghedi ci sono alcune che arrivano a una potenza di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica che ha distrutto Hiroshima.
Si tratta di bombe che non si prestano ad essere montate su missili ma che possono essere sganciate da cacciabombardieri. E’ previsto che in caso di utilizzo verrebbero caricate su aerei militari italiani guidati da piloti italiani, nonostante tutto questo sia in palese contrasto con il fatto che l’Italia ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare..
Secondo il rapporto di Kristensen, nelle basi americane e Nato in Europa ci sono ben 350 bombe nucleari, dislocate oltre all’Italia in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Olanda e Turchia.
Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia sono nebulose e la stessa Nato probabilmente non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte forse sono pensate per colpire eventuali obiettivi nel Medio Oriente, come l’Iran. Un’altra ragione è di tipo politico-istituzionale. Sembra che non siano né gli USA né la Nato a imporre la presenza di bombe nucleari sul suolo italiano, ma che il governo italiano insista per avere un “ombrello nucleare” per continuare a far parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato e quindi contare di più all’interno dell’alleanza militare. L’Italia non ha nessun obbligo a tenere le bombe atomiche, tanto è vero che Grecia, Danimarca e Canada le hanno già rifiutate e fatte rimuovere con una semplice decisione dei rispettivi parlamenti.
Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’impiego di armi nucleari per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. E’ stata abbandonata la strategia che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerano terroristi. Due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri stazionati a Ghedi.
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