
Un lago azzurro circondato da ampi prati verdi e un nuovo naviglio fiancheggiato da piste ciclabili: a chi non piacerebbe vedere realizzato un sogno del genere a Milano? E' quello che prometteva un'illustrazione idilliaca nella presentazione iniziale del progetto per l'EXPO 2015, l'Esposizione Universale da realizzare su un'area vicino al nuovo polo fieristico di Rho. Ma nelle pubblicazioni più recenti, queste meraviglie bucoliche hanno già ceduto il posto a padiglioni, capannoni, grattacieli e parcheggi. Di verde non c'è più traccia.
Milano si è candidata ad ospitare questo grande evento e avrà come concorrente per l’assegnazione la città turca di Smirne. La scelta finale da parte del BIE, Bureau International des Expositions, avverrà nel febbraio 2008, ma alla luce della situazione politica instabile in Turchia e del peso economico dell’Italia, pare improbabile che la spunterà Smirne. Entro giugno 2008 partiranno i primi cantieri. Il sito prescelto vicino alla Fiera di Rho, ai confini di Milano, si trova in gran parte su terreni oggi ancora agricoli.
Il titolo scelto per l’Expo 2015 “NUTRIRE IL PIANETA – ENERGIA PER LA VITA” dimostra tutta l’ipocrisia del progetto: si copriranno di cemento vaste aree agricole, ma si promette di nutrire il pianeta! Perché mai Milano dovrebbe nutrire il pianeta, se non per vendere prodotti OGM, fertilizzanti chimici e pesticidi ai paesi del terzo mondo? Il pianeta ha bisogno di nutrirsi da solo, non di essere nutrito dalle multinazionali della potente industria agro-alimentare.
Il progetto dell’Expo 2015 sbandierato come “grande opportunità” per Milano, riassume bene ciò che già oggi avviene sul nostro territorio: la speculazione edilizia sulle aree dismesse, centri commerciali ovunque, sempre più strade e auto, vita quotidiana che peggiora per l’inquinamento, i costi e i disagi del modello sociale ed economico che sta trasformando la Lombardia in un'unica chiazza grigia.
Le grandiose promesse intorno all’Expo 2015 si smontano facilmente una per una: la costruzione delle nuove linee del metrò non dipende affatto dall’Expo ma sono perfettamente realizzabili senza questo ecomostro; i 70.000 posti di lavoro promessi saranno in gran parte stagionali e precari, sottopagati se non addirittura senza retribuzione etichettandoli come volontariato; di verde non se ne crea di nuovo, al contrario c’è il rischio che i vicini parchi delle Cave, di Trenno e il Bosco in Città vengano intaccati. Basta guardare poi cos’è successo a Siviglia dopo l’Expo del 1992 per capire che la “grande opportunità” porterà sì benefici ad alcuni privati, ma perdite ai danni dei contribuenti per decenni a venire.
In cambio avremo una gigantesca cementificazione che colpirà l’intera Lombardia: si parla di nuove autostrade e tangenziali, parcheggi per migliaia di posti macchine, alberghi e grattacieli, la TAV, terza pista e terminal della Malpensa a ridosso del Parco del Ticino, camion e ruspe durante i lavori di costruzione, ingorghi di traffico durante i 6 mesi della manifestazione con 160.000 visitatori al giorno che arriveranno in gran parte in automobile. Finito l’evento, gli effimeri padiglioni e le aiuole verranno rasi al suolo per far posto a due milioni di mq di urbanizzazione intensa. E’ già stato siglato un accordo tra Comune di Milano, Ente Fiera e Gruppo Cabassi per il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni da agricoli a edificabili.
L’Expo 2015 è infatti il pretesto che dà una facciata verde a una nuova gigantesca onda di edilizia intorno a Milano. E’ in arrivo una nuova legge urbanistica speciale per la Lombardia che permetterà espansioni insediative nel territorio dei parchi regionali (in primo luogo il Parco Agricolo Sud e il Parco del Ticino) e per attribuire poteri speciali alle giunte comunali senza dover rispettare i piani regolatori vigenti.
L’unica alternativa ambientalmente sostenibile per Milano (e il pianeta) sarebbe un’EXPO che sfrutta esclusivamente le strutture espositive esistenti tra Rho-Fiera, Fiera di Milano e Triennale, senza nemmeno un metro di strada o un parcheggio in più, potenziando unicamente il trasporto pubblico. I campi di mais fuori città lasciamoli così come sono, per nutrire almeno noi stessi.
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