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In un’area fortemente compromessa come la nostra, l’impianto di incenerimento di Via Manin rappresenta una notevole fonte di inquinamento e numerosi studi evidenziano i rischi per la salute a causa delle emissioni di polveri sottili nell’aria. Non esistono invece studi che dimostrano il contrario.
Ciò nonostante si prospetta la realizzazione di un nuovo mega-impianto per la termodistruzione dei rifiuti.
È di questi giorni la notizia che il Presidente della Provincia di Milano vorrebbe costruire un nuovo immenso inceneritore a Sesto S.G. ed il Sindaco pare offra la propria disponibilità. Si tratterebbe di un impianto capace di bruciare 500mila tonnellate di rifiuti al giorno contro le 80mila al giorno smaltite invece dall’attuale impianto di via Manin gestito dal Core.
Quella degli inceneritori sembra la soluzione più rapida ed efficace perché consente la produzione di energia bruciando i rifiuti solidi urbani (termovalorizzatore). Ma quale attenzione viene dedicata all’impatto che tali impianti hanno sulla salute della popolazione?
Vogliamo dare spazio in questo numero al coordinamento cittadini sul forno di Sesto, Cologno, Milano che da anni ricerca studi scientifici che dimostrano la pericolosità degli inceneritori per la salute sottoponendoli all’attenzione del Sindaco. Molti studi sull’argomento condotti da Istituti dei Tumori, Arpa, Università, dicono che gli inceneritori causano malattie anche molto gravi a causa delle emissioni di polveri sottili inquinanti altamente pericolose per la salute. Non sono stati trovati invece studi scientifici che dimostrino l’estraneità o almeno l’irrilevanza degli inceneritori sui tumori e la salute.
L’impianto di via Manin si trova in un’area densamente popolata (circa 20.000 abitanti) con la presenza fra l’altro di scuole e asili nido.Il Sindaco, in quanto responsabile della salute dei cittadini dovrebbe rispondere chiaramente alla domanda che da tempo il coordinamento dei cittadini sul forno gli pone: ci sono studi scientifici che dimostrano che il nostro inceneritore non provoca danni alla salute? Domanda finora rimasta senza risposta. Nell’attesa si dovrebbe chiudere l’inceneritore e assolutamente escludere preventivamente l’ipotesi di un ampliamento dello stesso o la costruzione di uno nuovo più grande.
Il problema dei rifiuti andrebbe affrontato diversamente. L’inceneritore dovrebbe essere solo l’ultima possibilità di smaltimento. Dal punto di vista della protezione ambientale il modo migliore per affrontare il problema rifiuti sarebbe evitare o almeno ridurre al massimo la loro produzione (magari tassando di più le aziende che li producono e meno i cittadini) e, comunque, portare allo smaltimento solo ciò che resta dopo che tutti i processi di Riduzione, Riutilizzo, Recupero e Riciclo sono stati esauriti, come è anche raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Comunità Europea.
Ci si chiede come mai il nostro Comune non adotti come altri politiche in questo senso e scelga invece la via rapida dell’incenerimento. Ci si chiede come mai ad esempio Sesto San Giovanni deve smaltire il 75% dei rifiuti, di cui il 17% altamente tossici mentre il Comune di Albairate deve smaltire solo il 18% pur non avendo un inceneritore.
Sesto S.Giovanni ricicla il 42% dei rifiuti e il restante 58% lo brucia nell’inceneritore. Dall’incenerimento avanzano ceneri, fanghi e scorie pari al 30% dei rifiuti bruciati, cioè il 17% di tutti i rifiuti raccolti a Sesto. Questi sono rifiuti tossico nocivi da smaltire in discariche costose.
Albairate ricicla l’82% dei suoi rifiuti; in questo modo deve smaltirne solo il 18%. Non avendo l’inceneritore non deve alimentarlo per forza e può così riciclare molto di più.
Sono molti i comuni che superano l’80% della raccolta differenziata. Sesto preferisce bruciarli e inquinarci. Ma a chi conviene? È il solito discorso dell’interesse di pochi a discapito dei diritti di tutti?
Dall’analisi delle relazioni dell’ARPA (Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia) degli ultimi anni si evidenzia che il sistema di acquisizione delle emissioni invalida automaticamente i dati quando risultino scostamenti tra un dato rilevato e l’altro. In conseguenza a questo vengono considerati non validi e quindi non denunciati numerosi splafonamenti degli inquinanti oltre i limiti fissati per Legge. Nel solo anno 2002 l’inceneritore ha superato per ben 116 volte i limiti giornalieri per quanto riguarda polveri, ossido di carbonio, ossidi di azoto e acido cloridrico.
Al silenzio dell’amministrazione comunale il Coordinamento cittadini sul Forno risponde da anni con una serie di iniziative per sensibilizzare la popolazione su tale grave situazione e rispetto alle relazioni dell’Arpa si pensa anche ad un Esposto da presentare alla magistratura perché si verifichino le responsabilità del CORE nella gestione dell’impianto e della stessa ARPA in quanto organo preposto a vigilare sulle emissioni del termovalorizzatore.
Il Coordinamento cittadini sul Forno di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Milano quartiere Adriano, aderente alla Rete cittadina per la Salute, si riunisce presso la sede dell’Unione Inquilini di Via C. Marx 495 e per chi volesse informazioni può scrivere a reticomitati.sesto (at) tiscali.it.
La posizione umanista sul problema dei rifiuti:
Per noi le priorità per quanto riguarda i rifiuti sono in ordine discendente:
- Prevenzione dei rifiuti (no a prodotti superflui come gadget, depliant pubblicitari, imballaggi superflui, no in generale a uno stile di vita consumistico);
- Riduzione all’origine (meno impiego di materia per lo stesso prodotto);
- Riutilizzo dei prodotti (no all’”usa e getta”, bottiglie con deposito);
- Miglioramenti qualitativi (impiego di materiali meno inquinanti e meno pregiati a parità di prestazioni del prodotto finito);
- Riciclaggio e compostaggio;
- Recupero dell’energia (in inceneritori con termovalorizzazione);
- Discariche (ultima e peggiore soluzione).
Per noi gli inceneritori non costituiscono una soluzione auspicabile, sono solo preferibili alle discariche. Ancora oggi in Italia quasi il 50 % dei rifiuti urbani finisce nelle discariche.
Visto che le discariche godono ormai di una pessima fama, gli inceneritori con termovalorizzazione sono considerati dalle amministrazioni pubbliche come una soluzione facile, che richiede minore sforzo organizzativo e fondi rispetto ad opzioni più sostenibili come la prevenzione e il riciclaggio. Inoltre permettono alle amministrazioni locali di raggiungere le riduzioni imposte dalle nuove direttive UE. In più, in un periodo come questo di rincaro del petrolio, è allettante l'idea di produrre elettricità e calore "gratuitamente" bruciando rifiuti.
Siamo contro la costruzione di inceneritori non solo per l’impatto sull’ambiente e la popolazione circostante, quanto piuttosto per il fatto che esistono soluzioni migliori per risolvere il problema rifiuti, soluzioni ancora poco praticate in Italia. Altri paesi europei arrivano a livelli di raccolta differenziata di oltre il 60 %, mentre in Italia ci sono regioni che arrivano ad appena il 4 %.
Gli inceneritori non devono diventare la scorciatoia delle amministrazioni locali per disfarsi del problema rifiuti, togliendo sforzi e attenzione ai programmi di riduzione e riciclaggio.
A nostro parere le amministrazioni pubbliche, più che puntare sugli inceneritori, devono quindi implementare le seguenti misure:
- Ridurre le quantità di rifiuti generate da tutte le attività urbane, industriali, minerarie e di edilizia, attraverso tassazioni alla fonte, cioè alle imprese che li generano e non al cittadino.
- Incentivare la riduzione e il riutilizzo degli imballaggi (deposito sui contenitori, adozione di contenitori standardizzati riutilizzabili).
- Tassare l’impiego di materie prime vergini nelle produzioni industriali, incentivando così indirettamente il riciclaggio.
- Separare i rifiuti urbani organici biodegradabili e incrementare gli impianti locali di compostaggio per la trasformazione in concime.
- Incentivare la raccolta differenziata di vetro, carta, plastica e metallo, pile e batterie, medicinali scaduti, materiali elettronici obsoleti, rifiuti ingombranti.
- Aumentare gradualmente la differenziazione dei rifiuti, separando ad esempio tra loro i diversi tipi di vetro, metallo e materie plastiche, facilitando così il riutilizzo di queste risorse.
- Agevolare i condomini che recuperano di più e coinvolgere i cittadini nel raggiungimento degli obiettivi, con campagne di informazione capillari su come separare i rifiuti correttamente.
- Disincentivare attraverso tariffe e misure fiscali sui rifiuti le discariche e gli inceneritori, in modo tale da incentivare fortemente tutte le altre forme di gestione rifiuti, facendo attenzione a non favorire lo smaltimento abusivo.
- Destinare i finanziamenti pubblici per lo smaltimento dei rifiuti a soluzioni più pulite e tecnologicamente più avanzate rispetto agli inceneritori: programmi di riduzione, riciclaggio, compostaggio, ecc..
- Puntare con pianificazioni a lungo termine a ridurre a zero i rifiuti destinati alle discariche, chiudendole progressivamente.
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