Donne libere di decidere

Autore:
Mariaelena Asta
Manifestazione dell'8 marzo 2008 a Milano

Ancora una volta, oggi come ieri, la società italiana torna a scontrarsi su diritti già acquisiti da 40 anni, come la legge 194 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.

Le donne e la loro maternità. Il corpo delle donne e la loro sacralità. Nel corso dei millenni, molte culture hanno spesso visto nella donna proprio questi aspetti. Nelle società più antiche a volte si è arrivati a venerare la donna in quanto simbolo di fecondità, altre volte, anche in società storicamente non troppo lontane, la donna è stata usata come strumento di piacere o di procreazione dimenticandosi della dignità della persona.

Noi donne, nelle nostre evolute società occidentali, ci scandalizziamo quando gli uomini col turbante in testa impongono alle donne come vestirsi mortificando la loro femminilità. E’ giusto. Ma dobbiamo sentirci altrettanto scandalizzate quando altri uomini con il colletto bianco e la sottana nera, ci dicono come gestire il nostro corpo.

Lo scorso 8 marzo, molte donne, e per fortuna anche molti uomini, si sono ritrovati in corteo per manifestare a favore della legge 194, ponendosi la domanda del perché ancora oggi si torni a dibattere e lottare per diritti che si pensava ormai acquisiti non solo sul piano legislativo ma soprattutto sul piano culturale.

Il timore giustificato è che al modello sociale razionale e materialista che ha dominato in questi ultimi 50 anni e il conseguente disorientamento dell’essere umano, si risponda con l’integralismo religioso che non lascia alcuno spazio alla libertà di pensiero e di azione e fornisce regole di comportamento per ogni circostanza.
 
In tale contesto è facile identificare demoni e salvatori non sono nelle società islamiche ma anche nella nostra società con il ritorno dell’inquisizione cattolica, liberando uomini e donne dalla necessità di porsi delle domande, di riflettere, di seguire la propria coscienza che da un po’ non riescono più a sentire a causa del chiasso della società di cui fanno parte.

Da un punto di vista più concreto, la legge 194 è molto importante per le donne italiane e per le donne straniere che vivono in Italia, perché riconosce alla donna il diritto di decidere in autonomia sul proprio corpo, sulla propria salute psico-fisica, sulla propria maternità, tutelandola da ogni interferenza sociale e famigliare. Inoltre garantisce un supporto sanitario pubblico e specializzato.
 
Non si tratta quindi di un invito a commettere omicidi infantili legalizzati ma esprime piuttosto il riconoscimento da parte di uno Stato Laico del diritto alla salute dei cittadini, uomini e donne, come diritto fondamentale. Pertanto qualora una donna si trovi nelle condizioni di dover interrompere la gravidanza, lo Stato deve fornire l’assistenza sanitaria necessaria.

Se si confrontano i dati relativi al numero di aborti praticati prima dell’approvazione della 194 rispetto ai giorni nostri, si nota che la situazione non è molto cambiata (vedi nota 1). Infatti nonostante in passato gli interventi venivano fatti clandestinamente sul tavolo da cucina con grucce di metallo per abiti, quindi erano pericolosi e potevano causale la sterilità o peggio la morte, venivano comunque eseguiti.

Il problema reale, e non di falsa morale, è che in Italia manca un’informazione adeguata sui metodi anticoncezionali e anche per questo motivo, oggi sono poco usati rispetto agli altri paesi europei. Le scuole pubbliche dello Stato Laico Italiano dovrebbero fornire un’adeguata formazione sessuale alle tante ragazze e ragazzi che fanno sesso da giovanissimi (vedi nota 2).
 
Altro problema reale è la quasi assenza di una rete economico-sociale (asili, assegni famigliari, borse di studio, ecc) a supporto delle donne e delle famiglie che decidono di avere figli.
 
Quindi la volontà di una donna di interrompere la gravidanza non deve essere condannata e criminalizzata ma deve essere compresa nelle sue ragioni e le istituzioni hanno l’obbligo di intervenire in quegli ambiti in cui è loro compito farlo.
 
Insomma bisogna andare avanti nella direzione di una società che possa consentire la più ampia possibilità di scelta tramite l’informazione, l’istruzione, la creazione di strutture di assistenza sociale specializzate e non tornare indietro nell’epoca dei falsi pudori e del castigo divino.

Note:
1) Nei 10 anni prima dell’approvazione della legge 194 sono stati procurati dai 150mila ai 200mila aborti: circa un aborto ogni quattro nascite. Oggi si conta un’interruzione di gravidanza per ogni cinque nati vivi.
2) Oggi il 57 per cento delle ragazze italiane con meno di 16 anni ha rapporti sessuali (di solito non protetti).