|
Autore: Elena Talpo I rifiuti urbani sono aumentati in quantità spropositata in tutto il pianeta, in seguito allo sviluppo economico degli ultimi decenni. Lo smaltimento dei rifiuti è diventato quindi un problema sempre più difficoltoso da fronteggiare e negli ultimi 50 anni si è iniziato a parlare di riciclaggio, il modo più efficace per risparmiare e conservare le risorse naturali limitate del nostro pianeta. In Italia nel 2006 sono stati smaltiti in discarica 325 kg di rifiuti per abitante; risulta quindi che solo il 4% dei rifiuti prodotti in totale sul territorio nazionale vengono avviati alla raccolta differenziata. Seppur ridotto negli ultimi cinque anni, lo smaltimento dei rifiuti in discarica in Italia è ancora notevolmente al di sopra della media europea, mentre con un buon programma di riciclaggio correttamente impiegato si può statisticamente arrivare a riutilizzare fino al 98% dei rifiuti. Il riciclaggio è l’alternativa agli inceneritori e alle discariche perché riduce in modo significativo la quantità di rifiuti da smaltire. Ma il problema dei rifiuti deve essere affrontato attraverso azioni concrete che ne riducano la quantità alla fonte: gli imballaggi costituiscono una quantità notevole sul totale di rifiuti che produciamo; per questo la proposta dei detersivi e latte “alla spina” che contribuisce a ridurre contenitori ed imballaggi è sicuramente l’azione vincente per la soluzione del problema rifiuti. La “trappola” dei termovalorizzatori Un termovalorizzatore è in concreto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per produrre energia elettrica. Costituisce quindi un progresso rispetto ai vecchi inceneritori che si limitavano alla sola termodistruzione dei rifiuti senza produrre energia. Pur essendo molto meno inquinanti rispetto ai vecchi inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano comunque l'emissione di diossine nei fumi di scarico che si disperdono nell'atmosfera circostante. La legge Ronchi prevede il maggior recupero possibile dei materiali riciclabili, e in quest’ottica la termovalorizzazione dovrebbe essere il secondo step di un accurato e corretto processo di raccolta differenziata separando veramente vetro, plastica, carta, alluminio e tutti i materiali riciclabili. I materiali destinati ai termovalorizzatori - le famose ecoballe - dovrebbe avere caratteristiche tali da limitare al massimo il rilascio di sostanze nocive nell'ambiente. Chi ci guadagna Introduciamo a questo punto il CIP6, un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992, che stabilisce prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili ed "assimilate" - voce aggiunta alla previsione originaria in sede di approvazione del provvedimento. Questo significa che i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate hanno diritto a rivenderla ad un prezzo superiore a quello di mercato. I costi dovuti dal provvedimento vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6% del costo dell'energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori nel conteggio delle bollette. Come dire … oltre al danno, la beffa .. siamo noi cittadini a finanziare in parte gli inceneritori che ci intossicano !!! In Italia quindi gli esercenti degli inceneritori/termovalorizzatori di rifiuti possono rivendere l’energia prodotta a un prezzo superiore a quello di mercato. Vogliamo sottolineare che l’Italia è l’unico paese europeo nel quale la produzione di energia elettrica tramite i termovalorizzatori (in pratica la combustione dei rifiuti urbani negli inceneritori) viene ritenuta energia “assimilabile” a quella prodotta con fonti rinnovabili. Secondo le direttive europee, dovrebbe essere considerata assimilata a quelle rinnovabili solamente l’energia prodotta dalla parte organica dei rifiuti, mentre “…la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”. L’Italia sta quindi violando le direttive europee in materia. A questo punto risulta chiaro come mai solo una minima parte dei rifiuti urbani venga riciclato mentre la gran parte di questo “prezioso” materiale viene destinato ai termovalorizzatori. Resta comunque indubbio che la prima grande differenza la possiamo fare tutti noi, vincendo la pigrizia, cambiando le nostre abitudini e impegnandoci effettivamente a dividere i rifiuti domestici -il materiale organico (quanti resti di cibo buttiamo ogni giorno ??) dal materiale “secco” che può essere riciclato. |
Inceneritori di rifiuti
Inserito da Marco il Gio, 19/06/2008 - 18:45»
- Login o registrati per inviare commenti
