L’emergenza Rom: tra leggenda e realta'

Autore:
Mauro Monaco
Rom

Pensare che solo per questione di “destino”, io non sono nato in una comunità di zingari o rom. Altrimenti avrei avuto sicuramente una vita difficile, emarginato, discriminato, considerato sempre sporco, in generale vagabondo, quindi delinquente per antonomasia.

Da quando ero piccolo, ricordo che i miei genitori mi hanno sempre detto “stai attento agli zingari, rubano, sono violenti”. Sono cresciuto con questa mentalità. A scuola c’era una mia compagna di classe delle elementari che era rom, e non era considerata uguale agli altri alunni, per un periodo ha avuto anche la maestra di sostegno anche se non ne aveva bisogno!

Questa convinzione me la sono portata dentro per tanti anni, rafforzata dal fatto che fosse condivisa dalla maggior parte della gente che mi è stata attorno.

Solo negli ultimi anni, da quando sto cercando delle risposte sul senso della vita in generale e in particolare sul senso della mia vita, ho maturato una sensibilità verso l’altro e ho cercato di vedere in modo diverso le persone, tutti i tipi di persone, cercando di capire più a fondo le cose, non superficialmente.

Di recente, l’incontro con Dijana Pavlovic, artista, scrittrice e di etnia rom, per me è stato un importante spunto di riflessione.

Dijana è stata invitata al Forum Umanista Europeo che si è tenuto a Milano in ottobre di quest’anno. Il suo intervento ad una delle conferenze del Forum mi ha consentito di venire a conoscenza di molte informazioni.

Una delle cose più sorprendenti che ho appreso è che l'Italia, con circa 140mila rom, sembra avere la maglia nera per la gestione della questione rom e che gli altri paesi europei hanno una politica migliore per l’accoglienza.

Mi sono quindi documentato è in effetti ho scoperto che noi italiani, contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti.

Nonostante molti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza, col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica.

Nel mondo gli “zingari” sono 36 milioni , di cui 18 milioni vivono ancora in India (media valle del Gange, oggi Uttar Pradesh).Un milione circa è riuscito ad arrivare anche negli Stati Uniti. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone.

Ma quando e perché i rom si sono spostati dall’India?

Intorno all’anno Mille alcuni gruppi rom lasciarono l’India, forse per l’espansione dell’Islam o forse per una delle tante ragioni che spingono i popoli a migrare: guerre, carestie, problemi con i popoli vicini o altro.
All’inizio del 1400, forse a causa delle incursioni dei turchi, iniziò un’ulteriore grande migrazione che portò gran parte dei rom a disperdersi per i paesi europei.

Si portavano dietro un sistema di vita basato sul nomadismo strettamente legato alle loro attività, che richiedevano sempre nuovi mercati, e parlavano una delle tante lingue dell’India, eredi delle lingue indiane antiche, il cui rappresentante più prestigioso era il sanscrito. La lingua parlata attualmente dagli zingari europei, il Romanes o Romané, è ancora basata sulla struttura originaria indiana.

A quel tempo viaggiare era un’esperienza piena di rischi e pericoli, affrontata solo da chi aveva buoni motivi per farlo: pellegrini, soldati, mercanti.

Il fatto che tutto un popolo si spostasse continuamente, portandosi dietro tutto quello che aveva, donne e bambini, faceva pensare che si trattasse di persone che andavano di paese in paese per chiedere l’elemosina, ladri, furfanti, tutte persone evitate dalla maggior parte della gente.
Verso la fine del XV secolo in Europa si cerca in tutti i modi di liberarsi della fastidiosa presenza di questi "stranieri", anche attraverso la loro eliminazione fisica.

Una vera e propria persecuzione venne attuata nei loro confronti: editti e bandi di espulsione furono innumerevoli in tutti i paesi europei. Molti furono deportati in America come schiavi.
Ma l’aggressione più violenta i rom l’hanno subita nel nostro secolo con il tentativo del nazismo di ripetere l’eliminazione fisica di questo popolo uccidendo più di 500.000 rom nei campi di concentramento, a cui si è aggiunta l’umiliazione del silenzio che ne è seguito e dal mancato riconoscimento del diritto ai danni di guerra.

Dopo la seconda guerra mondiale ha avuto inizio il periodo caratterizzato da riconoscimenti ufficiali, da dichiarazioni di diritti, dall’allestimento di campi sosta. Il "Roma National Congress", federazione di associazioni di 19 paesi, ha chiesto il riconoscimento ufficiale dei Rom e dei Sinti come "nazione senza territorio".

Sono state votate delle risoluzioni del Consiglio d’Europa fra cui quella contro ogni forma di discriminazione e la tutela del patrimonio culturale dei nomadi e dal 1983 il Consiglio di Cooperazione Culturale del Consiglio d’Europa si occupa della scolarizzazione dei bambini zingari.
L’Italia appare un po’ “indietro” rispetto alle normative europee.

L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali.
I rom sono stati per lunghissimi anni nomadi, costretti ad andare di paese in paese, di continente in continente, cercando un luogo dove fossero meno discriminati, dove potessero essere considerate delle persone valutate per le loro azioni e non in base al loro status sociale.

È come se avessero il marchio di nomade impresso sulla pelle, ma non è così, perché la loro intenzione è, in genere, di rimanere nel paese in cui vivono, integrandosi.
La teoria «nomade» è usata molto spesso come giustificazione per escludere i rom dalle responsabilità e dalle scelte normalmente accordate alle persone adulte. La descrizione dei rom come «nomadi» non è usata solo per segregarli e per ridurli a una condizione infantile, ma anche per rinforzare l'idea corrente che i rom non sono italiani e che non hanno nulla a che fare con l'Italia.

Gli uffici che si occupano di rom sono chiamati «Uffici nomadi» e ricadono nella sfera di competenza della politica dell'immigrazione. Analogamente, l'esistenza di uffici locali per «Stranieri e nomadi» indica che i rom appaiono agli occhi dell'autorità italiana come stranieri e vagabondi.

In Italia i rom sono 160 mila circa più della metà hanno la cittadinanza italiana e lavorano.
L’altra metà? Probabilmente alcuni rubano, o delinquono, ma iniziamo noi, in prima persona a eliminare i pregiudizi che abbiamo nei riguardi di queste persone, e se ci capita cerchiamo di scambiare qualche parola con queste persone, come ha detto Dijana Pavlovic durante il Forum Umanista Europeo, magari, ci accorgiamo che sono individui più simili a noi di quanto ci fanno apparire i media.
 
Fonti sul web:
• www. coe. int/romatravellersdivision (è il sito generale della Divisione Rom e Camminanti del Consiglio europeo)
www.coe.int/t/e/human_rights/ecri/2-Country-by-country_approach
www.coe.int/t/e/human_rights/minorities/1Country_specific_eng.asp#P321_1 (questi file contengono i Rapporti della Commissione europea contro il razzismo)
www.coe.int/t/dg3/romatravellers/documentation/discrimination/CommDH(2006)1_en.asp
http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/cronaca/rom-sinti-chi-sono/rom-...
http://www.tuttoecompiuto.com/index_file/Missione_Evangelica_Rom_Gli_zin...
http://www.gfbv.it/3dossier/errc-it.html