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Autore: Claudia Redigolo Mosca, capitale della Federazione Russa, agosto 2008. All’improvviso, quasi inaspettatamente, la repubblica Georgiana diventa titolo da prima pagina sui quotidiani nazionali, argomento di conversazione preferenziale, emergenza impellente e prioritaria. Tutto il resto passa in secondo piano. Ma cosa pensa di questo conflitto la cosiddetta opinione pubblica russa, la gente comune che passeggia per le strade dell’Arbat, una delle principali vie moscovite, o siede nei cafè del centro? E soprattutto cosa ne pensano i giovani, quelle forze così in rivolta da noi per protestare contro le riforme universitarie e difendere il loro diritto allo studio? Ho trascorso il mese di ottobre a Mosca e con la tipica curiosità occidentale mi sono trovata spesso a chiedere ad amici e conoscenti “Cosa ne pensi del conflitto in Georgia?”, facendo tornare alla ribalta un argomento ormai sopito. Proprio così, facendo tornare. Perché con gli accordi firmati dalle due parti in seguito all’intermediazione di Sarkozy, questo è diventato un argomento chiuso, archiviato. O. , un’insegnate di russo, mi dice candidamente che la questione non è più attuale. “Dopo essere stati letteralmente bombardati da un punto di vista mediatico dalle informazioni sulla guerra in Georgia e aver dipinto Saakashvili e tutti i georgiani come il nemico numero uno, ora si parla solo della crisi finanziaria che ha colpito il mondo, Russia esclusa, ovviamente.” I georgiani, secondo O., sono dei disillusi, delle persone che non riescono a capire come per loro sia più facile farsi una nuova vita all’interno della Federazione Russa, piuttosto che inseguire il sogno americano, sogno che per loro non si realizzerà. Dice tutto questo senza arroganza, solo con la consapevolezza di chi conosce il mondo e conosce le difficoltà che un emigrante deve affrontare. O. ha, infatti, insegnato per lunghi anni negli Stati Uniti e in Italia. “Il problema è il nuovo presidente russo, Medvedev”, ci dice L., 29 anni. “Tutti sono molto preoccupati per quello che farà, siamo ansiosi di scoprire se sarà all’altezza di Putin, certo è che fino ad oggi non l’ha dimostrato. Anche nel conflitto in Georgia colui che ha preso in mano la situazione e l’ha risolta, tornando in fretta e furia da Pechino, è stato Putin, non Medvedev.” “Bisogna dargli tempo” replica T., 27 anni, che nel frattempo acquista ammirato una biografia di Barack Obama, non ancora eletto presidente degli Stati Uniti. “I georgiani hanno attaccato l’Ossezia del Sud, la Russia non poteva non intervenire”, dichiara D., 21 anni, dopo un primo lungo silenzio iniziale. Ma la reazione forse più comune è quella di R., 28 anni, che accompagnandomi a cena in un ristorante georgiano (provocazione? O semplice passione per la cucina georgiana?) mi confessa: “lo sai, vero, che sto un po’ infrangendo la legge venendo a cena qui, con una straniera?”. Ma a cena la curiosità non lo trattiene dal chiedermi cosa ne abbiamo detto e scritto noi, in Italia, del conflitto in Georgia, chiedendomi in via precauzionale di parlare a bassa voce e guardandosi continuamente alle spalle. Ancora una volta la propaganda del governo Putin - Medvedev ha funzionato: la Georgia ha sbagliato e la Russia è intervenuta. E in ogni caso, questo non è più un problema nostro. O forse non lo è mai stato. |
LA PROPAGANDA RUSSA E' SEMPRE PIU' INFALLIBILE
Inserito da Marco il Gio, 11/12/2008 - 17:00»
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