Gandhi e la dottrina della non-violenza

Autore:
Ernestina Tonani
Gandhi

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma, che significa “Grande Anima”, è uno dei più importanti seguaci della dottrina della non-violenza.

Non ho nulla da insegnare al mondo. La verità e la non-violenza sono antiche come le montagne”.

Non-violenza o ahimsa, in sanscrito (a = non, himsa = violenza, ingiuria, male).

Ahimsa significa non usare violenza, non fare del male, amare tutta la creazione, poiché siamo tutti figli dello stesso Padre.

La non-violenza è la forza più grande di cui disponga l’umanità. E’più potente della più potente arma di distruzione escogitata dall’ingegnosità dell’uomo. La distruzione non è la legge degli uomini”.

Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869., data dichiarata Giornata internazionale della non-violenza dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza a Londra, nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana. Qui si scontra con la dura realtà dell’apartheid (segregazione razziale) e delle terribili condizioni di schiavitù in cui vivono i suoi connazionali immigrati.

Un giorno Gandhi va da un parrucchiere inglese di Pretoria, il quale in modo sprezzante si rifiuta di tagliargli i capelli. Arrivato in tribunale gli amici sbellicandosi dalle risate gli chiedono:
“Che cosa è successo ai tuoi capelli? Ci hanno messo le mani i topi?”
“No, il barbiere non ha voluto degnarsi di toccare i miei capelli neri, così ho preferito tagliarmeli io, non importa quanto male”.

Un altro aneddoto raccontato direttamente da Gandhi, come esperienza vissuta, fu quando si fece espellere da un treno non avendo accettato di passare da un vagone di prima classe alle terza classe; possedendo il biglietto valido per la prima classe lui uomo di colore non poteva occupare un posto riservato ai bianchi.

L’indignazione per queste situazioni lo spingono a battersi per il riconoscimento dei diritti degli indiani e dal 1906 lancia il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta –“satyagraha”.
Migliaia di Indiani, tra cui Gandhi, vengono imprigionati, frustati per aver scioperato o per aver resistito in maniera non-violenta.

Nonostante la repressione, le proteste pacifiche e le marce continuano finché il governo sudafricano elimina parte delle vecchie leggi discriminatorie e riconosce ai nuovi immigrati parità di diritti.

Nel 1915 Gandhi torna in India, e nel 1919 diventa leader del Partito del Congresso che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico. Inizia anche in India le grandi campagne satyagraha di disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste come per esempio il non pagamento delle imposte e il boicottaggio delle merci inglesi.
Quando rifiuto di fare una cosa che ripugna alla mia coscienza, uso la forza dell’anima; ciò comporta un sacrificio personale”.

Gandhi chiede a tutti gli indiani di vestire il Khadi, vestito filato a mano con l’arcolaio, per boicottare le stoffe inglesi. Nel marzo del 1922 è arrestato con l’accusa di sovversione e sarà liberato due anni dopo.
Nel 1930 annuncia la ripresa della campagna di resistenza con la famosa marcia del sale: disobbedienza contro l’iniqua tassa sul sale che colpiva soprattutto le classi più povere.

Partono in 78 ed arrivano, dopo 380 km di marcia, in migliaia di Indiani, in riva al mare ad estrarre il sale in violazione al monopolio reale.
La resistenza passiva è una spada universale; può usarsi in ogni caso;benedice colui che la usa e colui contro il quale viene usata. Senza spargere una goccia di sangue ottiene risultati di vasta portata. Non arrugginisce mai e non può essere rubata”.

Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.

Gli anni che seguono sono segnati da vari arresti ai quali Gandhi risponde con lunghissimi scioperi della fame.

Il 24 marzo 1947 la Gran Bretagna, cedendo alle pressioni del movimento anticoloniale, concede l’indipendenza all’India. Il continente è diviso in due stati, Unione Indiana e Pakistan, con conseguente divisione fra indù e mussulmani, ciò scatena odio e violenza e culmina in una violenta guerra civile.

Il mio più intimo desiderio…è di realizzare la fratellanza… tra tutti gli uomini, indù, musulmani,cristiani, parsi e ebrei

Il 30 gennaio 1948 un fanatico indù lo uccide con tre colpi di pistola durante la consueta preghiera ecumenica del pomeriggio.

Non ho ombra di dubbio che qualsiasi uomo o donna potrebbe fare quello che ho fatto io, se compisse lo stesso sforzo e coltivasse la stessa speranza e la stessa fede”.