|
Autore: Thomas Schmid Se uscite da Milano per andare verso Gallarate, Lecco o Bergamo, vedrete più capannoni e centri commerciali che campi e boschi. La natura è quasi scomparsa per far posto a un agglomerato urbano di una bruttezza sconcertante. Non sono dei terreni improduttivi o scadenti ad essere seppelliti sotto cemento e asfalto, ma le migliori terre agricole d'Italia. E' un cancro che avanza senza tregua, al ritmo di quasi 250.000 ettari all'anno. Il punto di non ritorno, superato il quale l'ecosistema Italia collasserà, è molto vicino, ma pochi se ne curano. Fertili pianure agricole, meravigliose coste marine, suggestivi paesaggi montani e collinari sono quotidianamente sottoposti alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto. Non vi è angolo d’Italia che non sia preso d’assalto da progetti a base di gettate di cemento: piani di speculazione edilizia, residenziali ed industriali, insediamenti commerciali e logistici, grandi opere autostradali, installazioni militari, impianti turistici. La distruzione del paesaggio viene abilmente nascosta ai cittadini. All’Expo di Milano è stato dato il sontuoso titolo: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. E’ un imbroglio colossale che tace il fatto che i padiglioni espositivi per il 2015 sorgeranno su terreni che ancora oggi sono agricoli. In più l’evento servirà, come si è già intuito, a mettere le mani sulle aree protette del Parco Agricolo Sud Milano, eliminando i vincoli paesaggistici per poter costruire strade, alberghi, centri commerciali, grattacieli, inceneritori e quant’altro. La distruzione del territorio porta all’impoverimento della produzione agricola. Sul cemento non crescono né frutta né verdura. Cosa metteremo nel piatto all’ora di cena? Dovremo importare generi alimentari da paesi lontani, perché non saremo più autosufficienti nel nutrire la nostra popolazione. C’è poi il problema del dissesto idrogeologico, cioè il rischio che in periodi di forti piogge l’acqua non venga più assorbita dal terreno, perché le ampie superfici coperte da cemento e asfalto scaricano le precipitazioni velocemente a valle causando allagamenti, frane ed erosione del suolo. E non va dimenticato il grave danno al paesaggio, anche in zone turistiche: i più bei angoli del nostro paese sono deturpati da mostri di cemento. Questo consumo del territorio è inutile. Sarebbe molto meglio ristrutturare gli edifici esistenti o ricostruire su terreni già urbanizzati. Molti capannoni rimangono vuoti, tante case sfitte. Costruire è semplicemente un business fine a sé stesso che non ha nessuna reale utilità e tratta il suolo come se fosse una merce. Non servono nemmeno nuove opere stradali: ogni chilometro di strada costruita, infatti, genera semplicemente nuovo traffico e maggiore inquinamento. Anche in questo campo basterebbe riqualificare le opere esistenti. I piani regolatori dovrebbero stabilire che nessun metro quadrato di terreno agricolo possa essere convertito in terreno edificabile: consumo zero di territorio. Eppure oggi le modifiche ai piani regolatori tendono ad eliminare vincoli, aumentare le volumetrie edificabili e deregolamentare tutto il settore edilizio. E’ nato un coordinamento nazionale che si propone di porre un limite a questo scempio: il movimento STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO conta sull’adesione di migliaia di cittadini e di numerosi sindaci sensibili al tema. Si può firmare l’appello on-line sul sito: www.stopalconsumoditerritorio.it Per saperne di più consigliamo il libro: Le mucche non mangiano cemento, di Luca Mercalli e Chiara Sasso, editore SMS. |
Menu' del giorno: cemento con contorno di traffico
Inserito da Marco il Ven, 03/04/2009 - 11:04»
- Login o registrati per inviare commenti
