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Autore: Claudia Redigolo Libertà di stampa è un concetto spesso associato ai paesi in cui tale diritto viene negato, come la Birmania o l’isola di Cuba. Ma in realtà è un concetto che ci riguarda molto più da vicino. Ad esempio uno dei paesi in cui tale diritto è da sempre soffocato è uno dei nostri migliori alleati in termini politici e uno dei maggiori al mondo per estensione territoriale, ovvero la Federazione Russa. Recentemente, il rapporto di Freedom House per l’anno 2009, dal titolo Freedom of the press 2009, ha fatto precipitare l’Italia nel gruppo dei paesi definiti parzialmente liberi, mentre la Federazione rientra già da anni nei gruppi privi di libertà. È importante innanzitutto capire che cos’è la libertà di stampa o libertà d’informazione: è il “diritto di operare le proprie scelte e di agire secondo le proprie convinzioni senza ledere gli altrui diritti e rispettando le regole di un sistema organizzato, […], in particolare il diritto di pubblicare notizie e opinioni senza censura preventiva (dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/cerca.aspx)". Il comune di Sesto San Giovanni e la città di Milano hanno voluto dare spazio e questo diritto violato organizzando incontri e dibattiti sul tema, andando così controcorrente rispetto alla classifica negativa di Freedom House. A Sesto si è organizzato un ciclo di incontri dal titolo “La Russia oggi” il primo dei quali ha visto proprio come tema centrale la libertà di stampa in Russia, grazie alla giornalista Zoe Eroshok, ospite d’onore della serata inaugurale. Giornalista di Novaja Gazeta, è un esempio vivente della lotta contro l’imbavagliamento della stampa. Nonostante l’alto numero di giornalisti uccisi in Russia, le proteste che quotidianamente hanno luogo sotto le finestre della redazione, le intimidazioni che i giornalisti sono costretti a subire, lei e così i suoi colleghi continuano a raccontare la verità che si vuole tenere nascosta, dando voce a chi non ce l’ha. A Milano, presso la Casa della Cultura, si è svolto il 21 maggio un incontro con la giornalista cecena Majnat Abdullaeva, che è stata costretta all’esilio per proteggere sé stessa e la sua famiglia e che ora vive in Germania sotto la protezione del programma P.E.N. che protegge e sostiene gli scrittori e i giornalisti in esilio. È proprio lei a raccontarci che ha deciso di intraprendere la carriera di giornalista per poter dare voce a tutto quello che non lo aveva, per portare alla luce le false accuse di collaborazionismo ai tempi della seconda guerra mondiale e di terrorismo ai giorni nostri di cui i ceceni sono vittime. Ha deciso così di diventare voce libera dei due organi di stampa ancora indipendenti della Federazione e per questo soggetti a numerosi vessazioni: Novaja Gazeta e Radio Liberty. Nello stesso ambito è il giornalista di Peacereporter Enrico Piovesana a denunciare la situazione mediocre in cui vive la stampa italiana e, più in generale, mondiale: non esiste più il ruolo di corrispondente dall’estero o di inviato, bensì quello di giornalista che viene inviato in un paese estero per raccontare ciò che vede da dietro una finestra di un hotel a 4 stelle, al sicuro dalla realtà che dovrebbe raccontare. Interessante che le stesse considerazioni fossero già state fatte da Tiziano Terzani con anni d’anticipo (vedi il film documentario “Il Kamikaze della pace” di Leo Manfrini). Davvero la libertà di stampa e il giornalismo vero sono ormai senza futuro? A noi piace pensare che non sia così. |
La negazione della libertà di espressione è un problema solo estero o ci riguarda da vicino?
Inserito da Marco il Lun, 22/06/2009 - 19:00»
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