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La guerra personale di Putin alla libertà d’informazione continua.
Nizhnij Novgorod, la terza città russa per estensione, è stata teatro dell’ennesimo atto di forza e di corruzione del governo russo: la Società per l’Amicizia russa-cecena (SARC) è stata chiusa.
Questa organizzazione non governativa è nata nel 1999 e da allora ha contribuito a fornire aiuti umanitari ai rifugiati nelle zone di conflitto, quali Cecenia e Inguscezia. In particolare, ha organizzato una newsletter per la difesa dei diritti umani in Cecenia, dove si informa a largo raggio sui casi di sparizione, violenza e tortura che avvengono quotidianamente in questa regione. Ma non era questo il vero scopo della SARC secondo l’opinione del governo che ne ha ordinato la chiusura il 13 novembre 2006, arrestando il suo direttore Stanislav Dmitrievskij. Le accuse? Istigazione all’odio razziale e attività estremista in aperta violazione della legge, attraverso la pubblicazione di articoli che chiedevano di ristabilire la pace in Cecenia. Il processo istituito nei confronti di Dmitrievskij prevedeva che egli si dichiarasse colpevole e che i membri della ONG in questione lo condannassero pubblicamente, disconoscendo così lui e la sua attività, per avere la possibilità di continuare ad operare. Ovviamente la risposta è stata negativa.
Per dare maggiore forza alle proprie accuse, il governo russo non ha esitato a usare qualsiasi mezzo. Immediato è stato il coinvolgimento dei mass-media, ormai completamente imbavagliati e inermi, che non hanno esitato a definire la Società come sostenitrice dei terroristi. A ciò si è aggiunta la persecuzione dei suoi membri, minacciati e picchiati. Ma, non avendo raggiunto i risultati sperati, ovvero la chiusura volontaria dell’Ong (il suo direttore ha continuato la sua attività fino al giorno del processo), si è passati all’uso di mezzi più sofisticati e “legali”. Prima, l’ONG è stata minacciata di chiusura per non aver fornito copia dei registri finanziari, che al momento dell’accusa erano in possesso di un’altra agenzia governativa. Poi l’Erario russo ha richiesto alla Società il pagamento di 1.001.561 rubli, corrispondenti a circa 35.000 $, come tassazione dei fondi non governativi di cui la società viveva, considerati improvvisamente entrate a tutti gli effetti e quindi soggette a tassazione. Infine, le accuse volte a Dmitrievskij.
Tutto ciò dopo l’entrata in vigore di una legge per la regolamentazione delle ONG, firmata dallo stesso Presidente, l’omicidio di Anna Politkovskaja e l’avvelenamento di Litvinenko. C’è da chiedersi dove porterà questa politica; di certo sta portando Putin alle elezioni presidenziali del 2008 e, dal momento che tutto ciò passa sotto silenzio non solo in Russia, ma anche in tutto l’Occidente, ad agire impunito ancora per molto tempo.
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