"Ciascuno cresce solo se sognato"

Autore:
Ernestina Tonani
Danilo Dolci

Il 30 dicembre 1997 moriva Danilo Dolci, in seguito ad una broncopolmonite che l’aveva colpito in Cina, dove era stato ufficialmente invitato come il grande poeta-maieuta.

Danilo Dolci nasce come poeta, operò come animatore sociale e morì come educatore.

Il suo metodo educativo fu fondato sulla maieutica ovvero il processo di nascita di nuove idee, di confronto, di progettazione attraverso il dialogo e la partecipazione di tutti. Un metodo basato sul reciproco scambio, sulla partecipazione attiva del soggetto, e sulla ricerca della verità.

“Un altro fondamentale strumento di verifica, indicazione e formazione culturale e morale l’individuo può trovarlo nel gruppo impegnato, nel gruppo di lavoro e di vita, voluto da ciascuno, teso a far esprimere e partecipare ciascuno nel modo più pieno, a far costruire sulla base della personale esperienza-coscienza: un gruppo di particolare qualità”.

E’ stato definito in vari modi: mistico, rivoluzionario, sociologo, intellettuale, poeta e Gandhi della Sicilia. Quest’ultimo appellativo gli deriva dal fatto di essere stato il primo a portare in Italia la non-violenza come pratica d’azione con le sue lotte non-violente, i digiuni e gli scioperi alla rovescia.
“Il primo strumento che ciascun individuo ha a disposizione è se stesso”.

Nasce il 28 giugno a Sesana, in provincia di Trieste e cresce in Lombardia. Frequenta i corsi di architettura al Politecnico di Milano, anche se non fece mai l’architetto, per essere, come diceva “architetto di uomini”.

Per mantenersi insegna in una scuola serale di Sesto San Giovanni, dove fra i banchi siede anche Franco Alasia (scrittore ed esponente della non violenza) col quale inizia un importante rapporto di amicizia.

Ripeteva spesso un proverbio cinese: “Chi guarda avanti dieci anni pianta alberi, chi guarda avanti cento anni pianta uomini”.

Considerava l’uomo “creatura delle creature” e sognava la Terra trasformata in una sola grande città, nella quale i continenti diventavano quartieri.

Aspirava alla pace fra tutti i popoli, costruita con la collaborazione di ognuno in un rapporto di comunicazione planetaria.

Non gli piaceva la parola “massa”, dal greco maza, cioè pasta, una materia informe facile da manipolare. Preferiva “persona” che oltre al significato greco di maschera ha quello latino di per-sonare, “suonare attraverso”. La rivoluzione non-violenta di Danilo Dolci, dunque, tenne in conto anche il lessico: preferiva educatore a maestro, studente ad alunno, gruppo a classe, scienza dell’educazione a pedagogia.

Quando giunse in Sicilia nel 1952 si trasferì a Trappeto, in provincia di Palermo, “il paese più misero che ho mai visto”, e non avrebbe mai pensato di fermarsi per quasi cinquant’anni.
Il suo primo digiuno iniziò l’ottobre di quell’anno, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. Interruppe la protesta quando le autorità si impegnarono pubblicamente a costruire un impianto fognario.

Nel 1956 oltre mille persone fecero lo sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, che privava i pescatori dei mezzi di sussistenza.
Seguì lo sciopero alla rovescia a Partinico, per la riattivazione di una strada non transitabile: centinaia di disoccupati per “riattare quella trazzera, metterla in condizione di essere transitata; fare insomma un lavoro vero, generoso, anche per rendere palese che anche a Partinico c’è una grande ricchezza, il lavoro; che le braccia non mancano al possibile miracolo di cambiare la faccia di quella terra”.

Nel 1962 nel corso di riunioni con contadini e pescatori prende forma l’idea di costruire una diga sul fiume Jato. La richiesta di “acqua democratica”, per tutti, incontrerà ostacoli ( la mafia faceva perdere l’acqua dei fiumi a mare per lucrare sui pozzi privati).
Occorreranno mobilitazioni popolari e nuovi digiuni per vedere realizzato il progetto della diga, che ha modificato la vita a migliaia di persone: una terra arida è diventata coltivabile grazie all’irrigazione.

Nel 1970 denunciò da una radio (la prima radio libera d’Italia) le condizioni di abbandono delle popolazioni dei paesi della valle del Belice distrutti dal terremoto del ’68.
Danilo Dolci ricevette importanti riconoscimenti, fra i quali: medaglia d’oro dell’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma per la sua opera di diffusione dei valori umani e culturali, Premio Socrate di Stoccolma per l’attività svolta per la pace e l’educazione, in India il Premio Internazionale Gandhi per i valori rivoluzionari non violenti, la ripetuta candidatura al Premio Nobel per la pace, in Unione Sovietica il Premio Lenin per la pace, con i cui soldi costituisce a Partinico il ”Centro Studi e iniziative per la piena occupazione”.

Pensava che per avere un mondo diverso bisogni prima di tutto sognarlo e guardarlo con occhi diversi.

C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo
ma cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato
” (Danilo Dolci)