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In dieci punti, ecco cosa propone la legge nazionale di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua:
- L’acqua è un bene primario comune e un diritto umano irrinunciabile e universale, la disponibilità e l’accesso all’acqua sono diritti inalienabili e inviolabili della persona.
- L’acqua è un bene finito, da tutelare e da conservare perché scarso rispetto ai bisogni e indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi della presente e delle future generazioni.
- Ogni territorio deve definire un bilancio idrico che preservi la risorsa e la sua qualità.
- Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, sottratto alle leggi del mercato e della concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale e ambientale.
- Il servizio idrico integrato deve essere gestito esclusivamente attraverso enti di diritto pubblico.
- Entro tempi certi devono terminare tutte le gestioni affidate a privati, a società miste pubblico-private e a società a totale capitale pubblico.
- 50 litri per persona è il quantitativo minimo vitale giornaliero garantito e gratuito.
- I lavoratori del servizio idrico e gli abitanti del territorio partecipano attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato.
- Il servizio idrico è finalizzato con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale, con tasse ambientali di scopo.
- Un fondo nazionale finanzi progetti per l’accesso all’acqua potabile nel sul del mondo.
L'acqua deve restare un bene pubblico. Non può diventare una merce.
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