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Non esistono prove scientifiche, non esistono studi sull’ esistenza di questa malattia ma un semplice test per diagnosticarla.
Colpisce i bambini e sta già tornando in Italia la sua cura che sarà una vera e propria minaccia per i piccoli e una miniera d’oro per chi la produce.
Se un bambino è spesso agitato e disattento molto probabilmente ha l’ADHD.
Se a scuola disturba e non è capace di stare seduto al proprio banco per ore forse ha l’ADHD; se ha anche difficoltà nel rapportarsi con gli altri bambini e non ascolta la maestra allora quasi sicuramente è affetto da ADHD.
Ma che cosa è questa malattia?
Si chiama ADHD –Attention Deficit Hyperactivity Disorder- ma è più conosciuta come sindrome da iperattività.
Passa sotto il nome di patologia, ma non esiste un criterio scientifico, chiaro per una diagnosi che è basata sulla semplice osservazione dei bambini.
In realtà questo è un disturbo del comportamento, caratterizzato da iperattività, difficoltà di attenzione ed impulsività.
I bambini nella fascia di età tra gli 0 e gli 8 anni vivono talvolta situazioni disagiate e hanno il loro modo per esternare il proprio mondo interiore, per comunicare al genitore ed insegnanti, figure di riferimento principali per quella fascia d’età, disagi scolastici e/o familiari.
Ecco, però, arrivare dall’America la soluzione per questa “malattia”: una cura basata sulla somministrazione ai bambini di Metilfenidato (messo in commercio col nome di Ritalin e prodotto dalla casa farmaceutica Novartis).
Il Ritalin è un medicinale che era già presente in Italia negli anni ’80 e che fu ritirato dal commercio nel 1989. Attualmente è la terapia principe per la cura dell’ ADHD negli USA.
Il Metifenidato è un eccitante del Sistema Nervoso Centrale causa di numerosi effetti collaterali nei pazienti a cui viene somministrato e di una vera e propria dipendenza, infatti la sospensione del medicinale fa riemergere la situazione antecedente al periodo di regolare assunzione. Gli effetti collaterali del Ritalin sono gravi e generalizzati con il coinvolgimento di diversi sistemi e apparati:
a livello cardiaco si sono riscontrate palpitazioni, tachicardia ed aritmie, mentre il coinvolgimento di altri organi ha portato persino ad anoressia e disfunzioni ghiandolari.
Sicuramente la situazione più grave si verifica con la compromissione delle funzioni cerebrali che evidenziano stati d’ansia, nervosismo, aggressione ma anche manie e psicosi.
Dall’America arrivano dati allarmanti che mettono in relazione il numero di bambini trattati col Metilfenidato e l’aumentato tasso di tentati suicidi nella fascia di età adolescenziale.
Questo principio attivo può essere considerato al pari di una droga; appartiene alla categoria degli stupefacenti nella stessa tabella della cocaina, anfetamine, oppioidi e barbiturici. Nonostante il ritiro dal commercio da quasi 20 anni, si proposto di rimetterlo in circolazione e collocare questo principio attivo nella tabella degli stupefacenti meno restrittiva per facilitarne la prescrivibilità da parte dei medici.
Potremmo dire quindi che questo medicinale ha la funzione di intontire il cervello di questi soggetti indifesi, di sciogliere i disturbi più manifesti e coprire le vere cause del loro disagio.
Certo così si riesce a “gestirli” meglio a scuola e in famiglia, ma fra qualche anno cosa succederà?
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