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Autore: Pino Esposito È partita la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Forum dei movimenti per l’acqua. A gennaio 2007 è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed erogazione dei servizi idrici. I tavolini di raccolta firme stanno incontrando grande interesse e disponibilità da parte dei cittadini, e in poco più di un mese sono già state raccolte le 50 000 firme che servono per portare la proposta in Parlamento. L'obiettivo resta comunque quello di raccogliere ben 500 000 firme entro luglio e far sentire così una forte pressione dal basso. In questi casi infatti i grandi numeri fanno la differenza e sappiamo che solo così si può far sentire la nostra voce. La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l'acqua dev'essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si può privatizzare e vendere, sulla quale si può speculare e fare profitti. In passato l'acqua veniva gestita dai Comuni stessi o da aziende municipalizzate, ma da alcuni anni è partita un'offensiva da parte di aziende e speculatori per accaparrarsi i diritti su di essa. C'è chi la considera il "petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. Da proprietà e diritto di tutti l’acqua diventerebbe così una merce alla quale si potrà accede solo pagandola salata. Nelle ultime settimane è arrivato da parte di alcune componenti del governo il segnale di voler tenere l'acqua fuori dalle privatizzazioni dei servizi già avviate, ma evidentemente c'è nel centrosinistra chi vuole procedere alla svendita anche dei servizi idrici, nonostante i proclami fatti dall'Unione nel suo programma elettorale. Bisogna quindi stare attenti e non abbassare la guardia, anche per evitare che si accelerino furbescamente le privatizzazioni prima di arrivare a una moratoria. Chi spinge in Lombardia verso l'inserimento dell'acqua in una società "multiutility" da quotare in borsa è soprattutto il presidente Formigoni, ma anche buona parte della destra, con il silenzio-assenso del presidente della provincia di Milano, Penati, e di gran parte del centrosinistra. Gli acquedotti, affidati per ora alla Metropolitana Milanese SpA, verrebbero fatti confluire nell'AEM per procedere poi a una megafusione con la ASM di Brescia. Arrivati a tale punto esisterebbe il reale rischio che una società multinazionale, anche straniera, cerchi di impossessarsi del "tesorino". Per quanto riguarda la situazione italiana, è urgente fermare la privatizzazione finché è ancora possibile. Una volta privatizzata l’acqua, sarà difficile tornare indietro. I cittadini, i politici e le istituzioni non si stanno rendendo conto di quello che è in gioco. Questa ignoranza è dovuta in parte al silenzio imposto dai mass-media che hanno la consegna di tacere sulla questione. Ulteriori informazioni su: www.acquabenecomune.org Per informazioni sulle iniziative nella nostra città o su come dare una mano alla campagna: |
Un secco "NO" alla privatizzazione dell'acqua
Inserito da admin il Lun, 04/06/2007 - 13:56»
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