Liberta' di religione e Integrazione tra culture

Autore:
Mariaelena Asta

Oltre ai numeri e alle percentuali, le opinioni dei cittadini Sestesi sui temi quali libertà di religione e presenza degli stranieri in città.

Quanto siamo disposti ad accettare chi è diverso da noi nelle nostre città?
Siamo in grado di aprire le porte al confronto e all’integrazione tra culture?
Abbiamo posto queste domande ai cittadini sestesi.
Dal punto di vista teorico, tutti riconoscono ancora la validità di quanto sancito dalla Costituzione Italiana tanti anni fa: la libertà di religione. Oggi però è sempre più forte l’esigenza di mettere in pratica questo principio, poiché la presenza degli stranieri nel nostro Paese è sempre maggiore. Ma l’attuazione è difficile. Se pur dalle interveste emerge un sentimento di apertura e di accoglienza, non è facile superare le paure alimentate dai bollettini di cronaca nera diffusi dai mezzi di informazione. Le notizie che giungono e che creano paure e confusione sono: gli immigrati irregolari sottraggono posti di lavoro e favoriscono il mancato rispetto delle regole del mercato del lavoro e quindi dei diritti dei lavoratori, gli immigrati alimentano la criminalità nelle nostre città, e ancora più difficile se parliamo dei mussulmani che organizzano attentati terroristici e costringono le donne a coprirsi il viso. E’ necessario che le comunità di stranieri si aprano a loro volta nei confronti degli italiani permettendo l’interscambio e l’integrazione. Opinione questa, più volte espressa dagli intervistati che percepiscono un atteggiamento di chiusura da parte di molte comunità straniere. Tutti d’accordo che ognuno ha diritto di pregare il proprio Dio e ha diritto di avere un luogo dove ritrovarsi per pregare. E’ necessario superare i ma e i se riflettendo sul fatto che non tutti i problemi che affliggono la nostra società dipendono dalla presenza degli stranieri. I cittadini di Milano e delle città vicine, da oltre quarant’anni, hanno dimostrato di saper accogliere gli immigrati del sud d’Italia, e hanno saputo creare un intreccio straordinario tra costumi e tradizioni. Certo, ci è voluto del tempo prima di riuscire a superare la diffidenza e gestire gli scontri che non sono mancati, fino ad essere in grado di guardare il vicino di casa siciliano e calabrese e accorgersi che non tutti sono mafiosi. Allo stesso modo, questa società così composta con un passato da “emigrante” dovrà imparare che non tutti gli islamici sono terroristi, cominciare ad ascoltare oltre il megafono dei media e trovare la giusta armonia all’interno di una nuova composizione sociale che ha, ancora una volta, allargato i propri confini.