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Inaugurato 6 anni fa, oggi è un punto di riferimento per tutta la comunità islamica sestese.
Intervista al responsabile del centro culturale Islamico Bouchemal Hocine:
“La piena integrazione è possibile, ma è necessario superare reciprocamente i pregiudizi”.
Nella nostra città la comunità islamica è presente ormai da più di vent’anni e da sei anni esiste il Centro culturale Islamico in Via T. Tasso. Abbiamo deciso di “penetrare in questo luogo sconosciuto” per mostrare altri punti di vista su una realtà ancora poco nota. Così, abbiamo chiesto un incontro con il responsabile del Centro Islamico, il Dott. Bouchemal Hocine.
Hocine, puoi raccontarci un po’ che cos’è il Centro Culturale Islamico?
Il centro culturale islamico di Sesto S.G. svolge diverse funzioni. Prima di tutto è un punto d’incontro, di raduno per la comunità islamica, che è costituita da egiziani, algerini, marocchini, senegalesi ecc., dove vengono organizzati diversi momenti ricreativi e di socializzazione. Ma è anche, e soprattutto, un luogo in cui gli immigrati possono ricevere orientamento e informazioni su come inserirsi nel contesto italiano dal punto di vista burocratico, imparare una base di lingua italiana, apprendere alcuni usi e costumi locali, possono avere aiuto nel trovare un alloggio e un lavoro, insomma assistenza, soprattutto appena arrivati in Italia.
Non avendo una vera moschea certo il Centro è anche usato come luogo di preghiera. I fedeli non possono pregare in strada, sul marciapiede... Inoltre, la comunità islamica è cresciuta molto e anche per questo c’è il progetto di trovare una sede più grande. Soprattutto alla preghiera del venerdì il disagio è notevole.
Accanto a tutto ciò, uno dei nostri progetti è quello di favorire il più possibile l’integrazione fra chi è musulmano e chi non lo è attraverso l’interscambio culturale con iniziative che organizzeremo qui al centro ma anche in città, per superare i pregiudizi e i luoghi comuni.
Aggiungiamo che il centro si auto-finanzia con i fondi raccolti periodicamente dalla comunità.
La festa per la fine del Ramadan (in arabo “Aid al-Fitr”), un’altra giornata di festa organizzata al Teatro Elena con cerimonia di premiazione dei bambini per un concorso, lo scorso giugno la festa islamica a Villa Zorn, insomma pare che la presenza della vostra comunità nel nostro territorio sia sempre più viva. Sembra però che tutte queste iniziative siano solo interne alla comunità? É così?
Al contrario. Noi vogliamo creare apertura e dialogo con tutti quelli che lo desiderano. Vogliamo far vedere alla gente che l’Islam non è quello che mostrano i mass-media, vogliamo far conoscere la nostra cultura che nulla ha a che vedere con la violenza. Come si sa, la paura è originata spesso dalla non conoscenza. Stiamo cercando di collaborare con associazioni, ad esempio nel coordinamento Sesto Solidale, proprio per favorire questa integrazione. Durante la giornata organizzata lo scorso giugno a Villa Zorn, ad esempio, due nostri rappresentanti stavano all’ingresso, invitando calorosamente i passanti a entrare a prendere con noi un tè e dei dolci tipici. Vorremo inoltre organizzare incontri e conferenze qui nella nostra sede e, come dicevo, le porte sono aperte a tutte le persone interessate a conoscerci.
Cosa si può fare di più per favorire questa integrazione di cui parlavi?
Inutile nascondere che l’integrazione presenta anche delle difficoltà. La diffidenza a volte è reciproca. Anche noi spesso non sappiamo come rapportarci agli altri. Un gesto, una parola, un atteggiamento, a volte, possono essere interpretati male. Come per i cristiani anche per i musulmani esistono diverse sfaccettature. Non si può generalizzare. Certo è vero, noi veniamo da un mondo diverso e abbiamo abitudini diverse. Però, anche se questo cammino presenta delle difficoltà è il percorso migliore che possiamo intraprendere. Vorremmo che passasse un messaggio chiaro: noi non vogliamo essere considerati solo un “fattore economico”, noi siamo anche “cuore”, “pensiero”. Possiamo benissimo interagire con le altre comunità a tutti i livelli. Viviamo in Italia da anni e ormai ci sentiamo parte di questo Paese. Molti degli immigrati della comunità islamica ritorneranno nel loro paese d’origine, ma tanti e sempre di più saranno quelli che resteranno in Italia. Pensiamo ai bambini nati qui, alle future generazioni. Anche per questo motivo io penso sia giusto che i nostri figli frequentino le scuole italiane per inserirsi pienamente nella cultura italiana. É importante, però, che conservino le loro radici. La scuola araba di Via Bixio, che è aperta solo nel fine settimana, è nata proprio da questa esigenza. Da qualche tempo però molti italiani adulti hanno manifestato il desiderio di poter frequentare questa scuola per imparare un po’ di arabo e di cultura islamica. Vedremo cosa si può fare in questo senso.
Che cosa diresti alle persone italiane che hanno un certo timore o diffidenza nei vostri confronti?
Direi di venire a trovarci. Confrontando le nostre reciproche differenze potremo arricchirci. E...magari scopriremo anche di avere tante più cose in comune di quello che possiamo immaginare. Come ci insegna il Profeta per noi “il vicino è sacro”.
Abbiamo il massimo rispetto per il “vicino”. Cristiani e musulmani possono interagire in modo costruttivo. Io, ad esempio, ammiro molto l’opera e il pensiero di Sant’Agostino che era proprio un algerino, nato ad Anaba, al quale sono state dedicate alcune fra le più belle basiliche in Algeria e che ha lasciato il suo segno nel mio paese (Hocine è algerino) prima ancora dell’arrivo dell’Islam. Diversi sono gli intrecci storici tra l’Islam e il Cristianesimo così come la loro compresenza pacifica negli stessi territori. La storia insomma ci insegna che l’integrazione fra questi due mondi è possibile!
Ringraziamo Hocine per il tempo che ci ha dedicato e uscendo dal Centro siamo noi a provare disagio nel passare davanti a un gruppo di fedeli che, chini sul pavimento, cominciano la preghiera di mezzogiorno.
Per concludere, auspichiamo veramente che la nostra città continui a essere un modello positivo e d’ispirazione per altri quanto a integrazione e dialogo tra diverse culture!
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