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Oggi ci troviamo in una situazione di enorme rischio, con 30.000 testate nucleari capaci di distruggere il pianeta intero 25 volte e nessuno ne parla. Intanto la corsa al riarmo atomico prosegue e si accelera le possibilità di un “incidente” nucleare, le cui conseguenze potrebbero essere devastanti, aumentano sempre di più.
Nonostante la crisi economica generale sventolata ai quattro venti in TV e nei giornali, il mercato delle armi è in costante crescita. I dati relativi al 2003 mostrano un incremento dell'11% rispetto al 2001, quasi il doppio rispetto al 6,5% del 2002. Tra il 1999 e il 2003, l'80% dei trasferimenti di armi convenzionali è stato gestito da Usa, Gran Bretagna, Russia, Francia e Germania. I paesi ricchi, che contano solo il 16% della popolazione della Terra, sono responsabili del 75% del totale delle spese militari mondiali. È proprio un controsenso, eppure i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Usa, GB, Cina, Francia e Russia) controllano l'88% del mercato globale degli armamenti.
Negli anni Novanta gli accordi tra USA e Russia avevano portato allo smantellamento di molte migliaia di testate nucleari tattiche, applicando finalmente il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (NPT) entrato in vigore nel 1970. Questo trattato sanciva un accordo tra i paesi nucleari (allora USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e Cina) e tutti gli altri: i secondi si impegnavano a rinunciare alle armi nucleari e i primi a smantellare i propri arsenali e a non aumentare le proprie dotazioni, o ad accrescerne la potenza con nuove tecnologie. Il trattato prevedeva inoltre per tutti i paesi il diritto di sviluppare programmi nucleari civili, sotto il controllo dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica).
Negli ultimi anni, però, le cose sono cambiate. Nel maggio 2005 la VII Conferenza di revisione del NPT è fallita, senza che i rappresentanti dei governi di 188 paesi riuscissero a trovare un accordo su un documento congiunto. Motivo principale del fallimento, il rifiuto degli USA di lavorare per creare una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente e quello delle cinque potenze nucleari di elaborare e rispettare un programma con scadenze precise per il loro totale disarmo. Gli Stati Uniti e i loro alleati, dunque, stanno violando il trattato, ma allo stesso tempo rivolgono proprio questa accusa all’Iran e alla Corea del nord.
Intanto è ripartita la corsa al riarmo nucleare: la Russia sta progettando una terza generazione di sottomarini atomici e nel 2004 ha compiuto 16 esplosioni sperimentali di missili balistici. La Gran Bretagna progetta nuove bombe nucleari per i quattro sommergibili Trident (ognuno di essi ha la potenza di 384 bombe di Hiroshima) e gli Stati Uniti, oltre ad avere una flotta nucleare composta da 18 sottomarini, stanno progettando bombe piccole da usare nel campo di battaglia e altre che possano penetrare in profondità nel terreno. Affermano inoltre che non sussiste più l’impegno a non usare mai le bombe nucleari per primi. Di recente il presidente francese Chirac non ha escluso il ricorso alle armi nucleari nei confronti di quegli stati che intendessero attaccare la Francia ricorrendo ad azioni terroristiche.
Se pensiamo alla Nato, questa si muove addirittura al di fuori degli accordi del NPT, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti hanno dislocato bombe nelle varie basi americane in Europa: 150 in Germania, a Büchel, e Ramstein; 20 in Belgio, a Kleine Brogel, 20 in Olanda, a Volkel, 110 in Gran Bretagna, a Lakenheath, 90 in Italia, ad Aviano e Ghedi Torre, 90 in Turchia, a Incirlik.
Secondo i dati ufficiali, gli Stati Uniti hanno ammesso di possedere 10.500 bombe, la Russia 20.000, la Gran Bretagna 185, la Francia 450 e la Cina 400.
Dal 1970 al 2000 solo tre paesi (Israele, India e Pakistan) sono diventati potenze nucleari, sebbene Israele non abbia mai ufficialmente ammesso di disporre di un arsenale nucleare, ma sono rimasti al di fuori del NPT. Molti stati hanno ratificato il trattato, compresi alcuni che per farlo hanno eliminato i loro arsenali, come Sudafrica e Kazakhistan.
Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte.
Oggi ci troviamo quindi di fronte a una scelta: pace crescente o distruzione crescente?
È necessario riprendere immediatamente i negoziati per la messa al bando delle armi e degli esperimenti nucleari, dire basta all’ipocrisia delle guerre umanitarie, definire un piano di disarmo, con scadenze per lo smantellamento e programmi per le verifiche e i controlli, cominciare noi gente comune a superare ogni giorno la violenza che si annida nei nostri cuori e nel nostro ambiente più immediato.
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