Fare il giornale in carcere... uno strumento di "evasione"

Autore:
Marco Provenzano
Carcere di San Vittore

Alcune esperienze di rieducazione vengono realizzate attraverso la creazione di redazioni giornalistiche all’interno del carcere.

Il carcere, nel Medioevo, si fondava sostanzialmente su principi punitivi e serviva esclusivamente a “pareggiare” il danno derivato dal reato. Il periodo di detenzione era quindi solo il momento che precedeva l’applicazione della pena reale: la privazione della vita, dell’integrità fisica e del denaro. Con l’avvento dell’era capitalista, in Inghilterra, si assiste ad un cambiamento del concetto di pena: il reato viene punito attraverso la detenzione in “case di correzione” dove i detenuti sono costretti a “recuperare” attraverso il lavoro e la disciplina. In Italia, tra la metà e la fine del XVII secolo si cominciano a realizzare alcune esperienze carcerarie “moderne” e, con l’emanazione di diversi codici penali, si arriva ai giorni nostri.
 
Il carcere attuale, come previsto dalla Costituzione italiana, ha la funzione di rieducare, istruire e recuperare i detenuti ai valori della società civile. Il sistema carcerario non sembra però riuscire ad adempiere la sua funzione costituzionale di reinserimento del detenuto nella società. La maggior parte dei detenuti, difatti, una volta uscita dal carcere non ha altra alternativa che tornare a delinquere per rientrare, in un assurdo circolo vizioso, nuovamente in carcere.
 
Un’importante forma di rieducazione trova la sua espressione nella creazione di redazioni giornalistiche all’interno del carcere dove i detenuti che lo desiderano possono partecipare concretamente mettendo a disposizione la loro creatività. Alcune esperienze non riescono a consolidarsi, ma altre non solo si concretizzano, ma raggiungono un altissimo livello di competenza. Con questo semplice strumento i detenuti che partecipano alla redazione del giornale “evadono” dalla monotonia e dalla noia che caratterizza la vita del carcerato. Generalmente, i giornali nascono grazie alla collaborazione di giornalisti professionisti che operano come volontari all’interno e all’esterno delle strutture e che, attraverso alcuni corsi di formazione, insegnano ai detenuti i rudimenti del mestiere. Spesso i detenuti che collaborano ai giornali lo fanno separatamente, nelle loro celle, lavorando ai loro articoli anche per molte ore al giorno. Alcuni di loro hanno storie di lunga detenzione, altri hanno ancora tanto carcere da scontare, ma questo non impedisce loro di sognare e immaginare un futuro differente.

In altre occasioni, purtroppo piuttosto rare, i detenuti che collaborano alla redazione si ritrovano insieme per discutere della stesura e della definizione del giornale. Questi momenti sono indubbiamente fondamentali per il confronto, il contatto e la socializzazione. Gli argomenti trattati spesso sono rivolti ai detenuti. Si possono trovare informazioni utili sulla legislazione e sulle iniziative all’interno delle mura del carcere. Alcuni giornali hanno anche rubriche di satira politica e di attualità, ma nella maggior parte dei casi l’argomento principale è proprio il carcere.
Diversi giornali, però, vengono pubblicati e distribuiti in alcuni circuiti esterni alle mura carcerarie – oltre che nella rete internet - e per i detenuti che vi partecipano questo è molto importante perché questi fogli di carta, apparentemente di poco valore, sono l’unico mezzo di comunicazione concreto con il mondo esterno che ha urgente bisogno di essere sensibilizzato sulle condizioni carcerarie attuali e sul fatto che il carcere è popolato di donne e uomini che desiderano, più di ogni altra cosa, tornare a vivere.