Oriente islamico, Occidente cristiano: ma dov'e' il confine?

Autore:
Sara Ferrari

La cultura islamica è troppo spesso rappresentata dai mass-media occidentali come incompatibile e diversa rispetto alla nostra. I recenti eventi terroristici non contribuiscono a creare un clima di serenità e apertura alla conoscenza verso gli immigrati di fede islamica. Si sta purtroppo correndo il rischio di “fare di tutta l’erba un fascio”, identificando i gruppi terroristici come unici rappresentanti del variegato mondo islamico. Nulla è più ingiusto e fuorviante nei confronti di un mondo ricco di storia e cultura qual’è quello musulmano. La storia della civiltà islamica fu, dal VII secolo, strettamente intrecciata a quella della civiltà europea, alla quale apportò importanti contributi soprattutto nel campo dell’agricoltura, della lavorazione della carta e dei tessuti, delle scienze mediche e matematiche.

Nel VII secolo uno dei punti d’ingresso della civiltà araba in Europa fu la Spagna. L’Andalusia in generale, soprattutto nelle città di Còrdoba e Granada, beneficiò dell’incontro fra le due culture diventando una prospera area commerciale e intellettuale. Dal 902 al 1072, anno in cui i normanni conquistarono Palermo, anche la Sicilia fu sotto il dominio arabo. Durante tale periodo nell’isola vennero introdotte nuove colture: melone, canna da zucchero, agrumi, palme da dattero, cotone, seta. Oltre a ciò furono sviluppate nuove tecniche di coltivazione e importati utili strumenti di lavorazione, strumenti e tecniche che dalla Sicilia si diffusero successivamente in tutta Europa.

Un altro cruciale punto da cui passava la comunicazione con il mondo arabo era Venezia, la Serenissima e florida città, meta dei mercanti di tutto il mondo conosciuto. Soprattutto per quanto riguarda la sfera commerciale molte parole arabe furono incorporate nel dialetto veneziano. Dalla ricchezza dei commerci fra Oriente islamico e Occidente cristiano diversi prodotti entrarono nello scenario estetico europeo. È il caso dei fiori, quali il tulipano o, nell’ambiente domestico, di tappeti, stoffe e profumi. Secondo diversi storici l’Islam ha apportato anche diverse migliorie nelle pratiche igieniche cristiane.

Troppo spesso, nell’immaginario collettivo condizionato dalla diffidenza verso una religione e una cultura di cui si sa poco, pensare ai rapporti storici fra civiltà islamica e civiltà cristiana è sinonimo di crociata e guerra. Ciò porta a legittimare solo le interpretazioni che tendono a vedere nuove guerre di religione dove sono in atto anche rivendicazioni di tipo economico-sociale. Diverse analisi, poco considerate dai mass-media, vedono nel terrorismo di matrice islamica una rivendicazione di diritti negati a gran parte del mondo arabo da parte delle superpotenze occidentali, le quali, troppo spesso, sono state alleate di regimi dittatoriali per interessi economico-strategici.

Oggi abbiamo il dovere e la possibilità di beneficiare di un importante e unico apporto culturale qual’è quello portato dall’immigrazione. Perché ciò avvenga è necessario sconfiggere diversi stereotipi, per esempio quello che accusa il mondo musulmano di avere scarsa considerazione e rispetto per le donne. Ciò è vero per alcune situazioni estreme e non generalizzabili, quali l’Afghanistan dominato dai talebani; ma ciò può essere altrettanto vero per quanto riguarda il proliferare televisivo del corpo femminile come forma d’intrattenimento. Nella musulmana Turchia il diritto di voto alle donne risale al 1934, mentre in Italia le donne votarono per la prima volta nel referendum monarchia-repubblica nel 1946.
 
Letture consigliate:
Paolo Branca, I musulmani, Il Mulino
Paolo Branca, Moschee inquiete, Il Mulino
Kahlil GibranbIl Profeta, Baldini&Castoldi
Jack Goody
, Islam ed Europa, Cortina Editore
Albert Hourani
, Storia dei popoli arabi, Mondadori